Per tutta la stagione primaverile ed estiva la Fondazione Luigi Rovati di Milano propone una nuova lettura del patrimonio archeologico romano ed etrusco con due mostre in contemporanea.

Di: Maria Mele

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Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso, a cura di Salvatore Settis, visitabile fino al 2 agosto al piano nobile e Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi  allestita fino al 4 ottobre nel piano ipogeo.

Fulcro della mostra dedicata al mito di Meleagro è la prima presentazione al pubblico del fronte di un sarcofago romano databile al 170–180 d.C., raffigurante la morte dell’eroe e altri episodi del mito. Proveniente da Firenze, dove per secoli appartenne alle collezioni di Palazzo Montalvo e poi confluito nella collezione Brenta-Torno a Milano, il rilievo era noto quasi esclusivamente agli specialisti.

Statuetta di maiale
Fine V-IV sec. a.C.
Bronzo
©Rijksmuseum van Oudheden

In esposizione compaiono anche i due fregi laterali originali, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, che vengono messi per la prima volta a confronto diretto con quello principale. La ricomposizione permette di restituire l’unità originaria del monumento e di comprenderne appieno la costruzione narrativa, come commentato da Giovanna Forlanelli, Presidente della Fondazione Luigi Rovati, «La mostra ha restituito leggibilità e unità visiva al monumento dopo secoli di vicende conservative differenziate».

Ma perché dedicare una mostra a un sarcofago romano, seppur raro? Accanto alla dimensione archeologica, l’esposizione indaga la forza e la longevità di un gesto: una figura, generalmente femminile, che irrompe nella scena con le braccia protese all’indietro, espressione codificata di disperazione.

Statuetta di fanciullo con oca e iscrizione votiva in etrusco – VELIAŚ · FANACNAL · ΘUFLΘAŚ / ALPAN · MENAΧE · CLEN · CEΧA · TUΘINEŚ · TLENAΧEIŚ: VELIA FANACNEI DEDICÒ (QUESTO OGGETTO) A THUFLTHA PER IL BENESSERE DEL SUO BAMBINO
Metà II sec. a.C.
Bronzo
©Rijksmuseum van Oudheden

Il “gesto della disperazione” emerge così nella sua profondità di  forma attraverso cui la storia continua a rendersi visibile. Nato in età romana e attestato in un vaso d’argento da Pompei — esposto in mostra e proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli — il gesto scompare per oltre un millennio, per poi riemergere nel XIII secolo. La sua ricomparsa è documentata in opere fondamentali della storia dell’arte, dalla Strage degli Innocenti di Nicola Pisano alla Lamentazione di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, fino alle reinterpretazioni moderne, tra cui Guernica di Pablo Picasso. 

Aby Warburg individuò in questo gesto un caso emblematico della trasmissione delle forme espressive dell’antico, sintetizzato nel concetto di Pathosformel, una sorta di fermo immagine che condensa la creazione originaria con la ripetitività del canone a cui fa involontariamente riferimento Fu tra i primi a riconoscere nella figura dolente dei sarcofagi di Meleagro una fonte decisiva per la riattivazione del gesto dopo un lungo oblio.

Statuetta del Dio Laran (cosiddetto “Marte di Ravenna”) con iscrizione votiva in etrusco – THUCER HERMENAS TURUCE: THUCER HERMENAS (MI) DEDICÒ
540-520 a.C.
Bronzo
©Rijksmuseum van Oudheden

La mostra ricostruisce la “storia di un gesto” attraverso un’indagine che intreccia archeologia, storia dell’arte e teoria dell’immagine, offrendo una prospettiva inedita sulla continuità e trasformazione dei linguaggi figurativi dall’antichità al contemporaneo.

Ci si sposta poi nel suggestivo piano ipogeo, progettato dall’architetto  Mario Cucinella e illuminato dall’architetto Piero Castiglioni, per la seconda esposizione: Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden di Leida, il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona e il Comune di Cortona. In mostra il nucleo di preziosi bronzi etruschi della collezione Corazzi, che rientra eccezionalmente in Italia dall’Olanda.

Il progetto espositivo riprende e sviluppa il percorso avviato al MAEC, concentrandosi sui reperti etruschi della collezione Corazzi e approfondendo il ruolo del collezionismo privato nella costruzione del patrimonio culturale, tra dimensione locale ed europea. La relazione tra la collezione Corazzi e l’esposizione permanente della Fondazione mostra come le raccolte private possano diventare strumenti di conoscenza condivisa, dai nuclei dei primi musei pubblici alle attuali forme di integrazione tra istituzioni pubbliche e private.

Paolo Bruschetti, Presidente dell’Accademia Etrusca di Cortona, sottolinea come questa mostra, in continuità con quella appena conclusasi a Cortona, rappresenti un’ulteriore occasione per rafforzare i legami tra le due istituzioni e, al tempo stesso, per presentare in una sede prestigiosa come quella milanese la città di Cortona e le sue straordinarie ricchezze archeologiche.