Dalla Mosca Soldato un modello di economia circolare: proteine sostenibili, meno sprechi e nuove opportunità per l’agricoltura biologica
Di: Leonardo Munaretto
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Non esiste insetto che nel corso dei secoli sia stato oggetto di aforismi, imprecazioni, maledizioni quanto le mosche. Odiate forse più ancora delle zanzare, quando le si vede apparire o le si sente ronzare si cerca in tutti i modi di porre termine alla loro esistenza con qualsiasi corpo contundente a portata di mano.
Il grande filosofo Arthur Schopenhauer diceva che “bisognerebbe sceglierle come simbolo della sfacciataggine e dell’insolenza de gli stupidi. Infatti, mentre tutti gli animali temono più di ogni altra cosa l’uomo e lo sfuggono già da lontano, la mosca gli si posa sul naso”. Il matematico francese Blaise Pascal ne metteva in risalto il potere, che gli fa vincere le battaglie, impedisce alla nostra anima di agire e rende succube il nostro corpo.
Tralascio il più volgare degli accostamenti, quello con gli escrementi; al fine di rendere l’argomento meno scontato e, grazie alla musica, più accettabile rimando alla bellissima canzone di Claudio Lolli “La morte della mosca”. Ma aldilà dei tanti luoghi comuni, cosa conosciamo realmente della vita e della funzione biologica delle mosche? Azzardo una risposta generalista: oltre alle solite frasi fatte, direi non molto. Forse anche per questo ho maturato una apparentemente un po’ folle idea di business: sviluppare, come mia attività lavorativa, l’allevamento delle mosche.
In particolare, quello di una specifica specie, la Hermetia illucens, nota anche come Mosca Soldato. Se, come spero, questa mia decisione ha suscitato nei lettori una qual certa curiosità, cercherò di spiegare le motivazioni ed il c.d. “punto di caduta”. Partiamo da una non scontata e necessaria premessa.
In Italia, il mercato dei mangimi per la nutrizione animale a base di insetti rappresenta ancora un settore di nicchia; gli impianti industriali esistenti sono localizzati prevalentemente in Lombardia e in Emilia-Romagna, ma fra essi pochissimi possono vantare una filiera interamente certificata Bio. A differenza delle fonti vegetali tradizionali, come la soia, il cui contenuto proteico oscilla attorno al 40%, la farina ricavata dagli insetti vanta una concentrazione di proteine che può raggiungere il 70%. Tale valore risulta analogo a quello delle farine di pesce, un mercato che tuttavia ha registrato negli ultimi tempi un andamento dei prezzi instabile e rincari insostenibili per gli allevatori.
Questa la scaturigine primigenia del mio progetto. Il capannone che ospiterà il futuro allevamento della mosca soldato avrà una struttura verticale, allo scopo di ottimizzare lo spazio volumetrico disponibile. I cicli biologici avverranno all’interno di racks modulari, già predisposti per una futura e progressiva automazione dei flussi.
Il vantaggio biologico di questa specie risiede nella rapidità e nella natura esponenziale della sua riproduzione, a cui si associa un indice di conversione alimentare estremamente efficiente rispetto alle zootecnie convenzionali: se per la produzione di 1 kg di carne bovina sono necessari circa 10 kg di mangime, per l’ottenimento di 1 kg di insetti sono sufficienti soltanto 2 kg di substrato, calcolati su sostanza secca. La gestione di questa base nutritiva rappresenterà il fulcro strategico della mia azienda: le larve vengono alimentate mediante gli scarti alimentari umidi. Questa matrice organica, anziché come da prassi essere indirizzata verso i classici impianti di biogas, verrà reintrodotta in un ciclo di upcycling.
Il processo consentirà di trasformare un rifiuto o sottoprodotto in proteine nobili. In tal modo si eviteranno i processi di down-cycling che prevedono la distruzione della materia per la sola produzione energetica. L’azienda mirerà a stringere partnership con industrie dolciarie o agricole locali per il recupero dei substrati. Un ulteriore beneficio ecologico sarà legato al fatto che i ditteri non competono con l’alimentazione umana, a differenza di mais e soia che sottraggono suolo agricolo alle colture edibili.
Il prodotto finale sarà costituito da farine sgrassate o da mangimi pronti all’uso ad alto valore proteico e certificati biologici. Ciò consentirà agli allevatori partner di nutrire il proprio bestiame con apporti proteici nobili, salvaguardando i requisiti formali della propria certificazione biologica.
Dal 17 febbraio 2023, grazie al Reg. UE 2023/121, è consentito certificare bio anche gli insetti; questo quadro normativo trasforma gli scarti agroalimentari — spesso considerati un onere economico di smaltimento per le aziende agroindustriali — in una effettiva risorsa strategica. Il principale sottoprodotto del ciclo è il frass, costituito dalle deiezioni larvali e dai residui di muta, che possiede un elevato valore agronomico come fertilizzante organico. Per garantire la sostenibilità e la stabilità del progetto, il modello operativo monitorerà in modo costante tre pilastri fondamentali:
1 Bilancio di massa e bilancio idrico: Rispetto alla produzione di proteine vegetali (soia) o animali (farine di pesce), l’allevamento di Hermetia illucens presenta vantaggi competitivi misurabili su due fronti:
1.1 Beneficio dimensionale/alimentare: Mentre la coltivazione di soia è vincolata all’estensione orizzontale del suolo, con rese che si scontrano con la limitata disponibilità di terreno agricolo, il sistema a racks modulari permette di moltiplicare la superficie produttiva sfruttando l’altezza del capannone (in un sistema verticale, si può produrre la stessa quantità di proteine di un ha di terreno coltivato a soia in meno di 100 m².)
1.2 Risparmio idrico: l’acqua è una risorsa sempre più critica per il settore primario. L’insetto è un organismo molto efficiente: la gran parte dell’idratazione necessaria alle larve viene ricavata direttamente dal substrato umido (scarti alimentari), recuperato dalle industrie dolciarie o agricole.
I dati comparativi ne evidenziano l’entità: per produrre 1 kg di carne bovina servono circa 15.000 litri d’acqua; mentre la soia ne necessita circa 2.000. Per la mosca soldato, il consumo idrico è virtualmente nullo o limitato alle sole operazioni di sanificazione e di ottimizzazione igrometrica ambientale, riducendo l’impronta idrica di oltre il 90%.
2 Analisi rischi sanità e clima: l’allevamento di Hermetia illucens in un ambiente chiuso e verticale richiede un controllo rigoroso delle variabili ambientali. Si adotterà un approccio “scudo”, per mitigare i rischi biologici e climatici.
2.1 IoT: la Mosca Soldato presenta un’elevata sensibilità termica. Una temperatura inferiore ai 22°C ne rallenta il metabolismo, mentre sopra i 35°C si rischia la mortalità di massa.
Il capannone sarà dotato di una rete di sensori I.o.T. wireless che monitorano in tempo reale temperatura, umidità e livelli di CO₂. Essi saranno collegati a una centralina che gestisce estrattori d’aria e lampade riscaldanti (o sistemi a pompa di calore); in caso di anomalie il sistema invierà alert immediati sugli smartphone.
2.2 Sicurezza sanitaria e protocollo biologico: essere certificati Bio secondo il Reg. (UE) 2023/121 impone standard di igiene molto elevati per evitare contaminazioni crociate. Per quanto riguarda l’accettazione dei substrati, gli scarti provenienti dalle industrie dolciarie e agricole vengono sottoposti a un controllo visivo e olfattivo, nonché campionamenti periodici, per escludere la presenza di muffe o residui chimici non ammessi nel biologico. Mentre l’area dove avverrà la riproduzione degli adulti (mosche volanti) e la deposizione delle uova (nursery) sarà fisicamente separata dalla zona di ingrasso delle larve. Questo eviterà la diffusione di eventuali patogeni e ottimizzerà la bio – sicurezza.
2.3 Gestione del rischio “fuga” e odori: Nonostante la Mosca Soldato non sia un insetto infestante (l’adulto non mangia e non trasmette malattie), il progetto prevede delle barriere fisiche cioè reti anti-insetto a maglia finissima su tutte le aperture e sistemi di doppia porta (“buffer zone”) per l’accesso al capannone. Per quel che riguarda gli odori, è previsto l’utilizzo di filtri a carboni attivi negli estrattori d’aria per eliminare eventuali fetori derivanti dalla fermentazione del substrato umido, garantendo una convivenza armoniosa con la popolazione circostante.



