La più grande mostra degli ultimi venticinque anni dedicata al visionario artista fiammingo Van Dyck, la cui influenza continua a risuonare ancora oggi
Di: Maria Mele
Quella di Palazzo Ducale a Genova, aperta fino al 19 luglio, è un’occasione eccezionale. Non solo per l’altissimo numero di opere concesse in prestito dai più importanti musei d’Italia e d’Europa, ma anche per la scelta della città dei Rolli come sede espositiva. La mostra non si limita a celebrare un maestro della storia dell’arte, capace come pochi di restituire l’intensità delle emozioni umane, ma intende riaffermare il ruolo centrale della città ligure, luogo con cui l’artista ebbe un legame profondo, nel dialogo culturale europeo.

Tra Cinque e Seicento, nel cosiddetto “Siglo de los Genoveses”, Genova fu infatti una delle grandi capitali finanziarie e culturali del continente. «Palazzo Ducale torna a esplorare con questa mostra un periodo storico che aveva proiettato la città verso un ruolo internazionale e l’aveva portata a essere una delle capitali artistiche d’Europa». Sottolinea Sara Armella, presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.
La retrospettiva rappresenta un vero viaggio nel tempo e nell’opera del maestro. La scelta curatoriale non segue una rigida sequenza cronologica, ma organizza i lavori per temi e ambiti della sua produzione. In questo modo si facilita il confronto tra la maniera del giovane Van Dyck, e quella del pittore maturo durante il soggiorno italiano e inglese.
Il dialogo coinvolge anche opere con soggetti analoghi, in particolare quelle che mettono in luce il rapporto con Rubens, suo maestro, dal quale Van Dyck si distacca presto, preferendo una raffinatezza che lo conduce verso un linguaggio più intimo e innovativo.

Il percorso vuole testimoniare come l’arte del pittore fiammingo abbia saputo adattarsi, evolvere e conquistare il favore del pubblico, allora come oggi, grazie a una straordinaria perizia tecnica e a una sensibilità unica nel cogliere la profondità dell’esperienza umana. Durante il soggiorno italiano, in particolare, Van Dyck reinventò il ritratto aristocratico, trasformandolo in un sofisticato simbolo della cultura d’élite.
L’esposizione si apre con il primo autoritratto conosciuto del pittore, realizzato quando aveva circa quindici anni: un’opera che rivela immediatamente la sua genialità. Accanto ai celebri ritratti, trovano spazio anche dipinti sacri meno noti. Tra questi, il Matrimonio mistico di Santa Caterina dal Prado di Madrid o lo splendido San Sebastiano della National Gallery di Edimburgo, oltre a straordinari inediti, tra cui l’Ecce Homo proveniente da una collezione privata europea.
Il colpo di scena finale attende nella cappella del Doge. Qui è esposta la grande pala della chiesa di San Michele di Pagana, unica realizzata negli anni genovesi e una delle sole due pale d’altare dipinte durante il suo soggiorno italiano.

L’incanto della mostra prosegue in città grazie all’itinerario diffuso tra i Musei di Strada Nuova (Palazzo Bianco, Palazzo Rosso, Palazzo Tursi) e i Musei Nazionali di Genova (Palazzo Reale, Palazzo Spinola). A questo si unisce un ricco programma di attività educative, laboratori e visite guidate per famiglie.
Dalle parole di Tiziana Beghin, assessora al Turismo del Comune di Genova, emerge l’importanza dell’evento per l’attrattività della città ligure. Queste le sue parole: «Capace di dialogare con i più importanti musei internazionali e di offrire al pubblico un’esperienza culturale di altissimo valore»



