Dal doblete alla rifondazione: il trionfo dell’Inter non basta a nascondere le fragilità del calcio italiano

Di: Andrea Panziera

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Come un piatto gourmet preparato da uno chef stellato: ti aspetti appagamento visivo ed eccellenza del risultato finale. La stagione dell’Inter sposa quasi alla perfezione questa similitudine. Rimane il neo della prematura eliminazione dalla Champions League ad opera del quasi sconosciuto Bodo Glimt; ma il principio di onestà impone di dire che il perseguimento nell’annata 2025/26 di tutti e tre gli obiettivi, il più prestigioso dei quali era proprio la vecchia Coppa dei Campioni, era del tutto irrealistico. I nerazzurri sono una compagine con un’età media prossima ai trent’anni, quindi con una elevata propensione alla stanchezza ed agli infortuni, in cui esistono validi ricambi in alcuni reparti, segnatamente attacco e parzialmente difesa, meno a centrocampo.

Oltretutto, alcuni calciatori sono per loro stessa ammissione quasi a fine carriera o vogliosi di cambiare aria, essendo in scadenza di contratto, per sfruttare economicamente al meglio la/le ultima/e stagione/i di attività. Altri stanno seriamente pensando di farla finita qui, dopo un trionfo, appendendo gli scarpini al chiodo. Pensare di competere in un torneo come la Champions, contro squadre popolate di giovani talenti il cui acquisto è costato diversi milioni di euro e corrono per tutto il match come forsennati, era pura utopia. Non dimentichiamo che tutti i team italiani, chi più chi meno, sono alle prese con il famoso aforisma latino, “deficit pecuniam”; più che pensare a rinforzarsi devono piazzare sul mercato, meglio quello estero che nazionale per non rinforzare la concorrenza, i loro migliori talenti, perché le casse piangono e gli introiti “all inclusive” non coprono i costi ordinari di gestione.

Che questa sia la situazione reale del nostro mondo pallonaro lo confermano sia i risultati di club, dove nessuna delle squadre italiane è andata oltre gli ottavi di finale in ciascuna delle tre competizioni, ma soprattutto la mestissima eliminazione degli Azzurri per la terza edizione consecutiva dalla fase finale della Coppa del Mondo. Dal 2014 in poi abbiamo rimediato solo brutte figure, facendoci battere da Nazionali di seconda e terza fascia, che nel loro palmares non hanno alcun trofeo ed ai Mondiali non sono quasi mai approdate. Ora tutti gli addetti ai lavori parlano di rifondazione radicale del movimento calcistico, salvo poi essere in totale dissonanza sulle azioni da intraprendere e soprattutto sulla scaturigine delle risorse necessarie.

I vivai, certo. Ma finanziati da chi e con quali politiche di sviluppo? Forse, come ho scritto nei miei contributi precedenti, sarebbe il caso di guardare agli esempi virtuosi di altri Paesi (Bayern Monaco, ma non solo) e fare come gli studenti poco diligenti, cioè copiare. In attesa di una visione o qualcosa di simile, continuiamo a trastullarci con le polemiche sul VAR e sui presunti favoritismi arbitrali, rifugio a buon mercato per non affrontare le cause della mediocrità sempre più conclamata delle nostre squadre. Mi sia concessa un’ultima considerazione da appassionato di sport e non da tifoso: vincere Campionato e Coppa Italia con pieno merito è fuor di dubbio motivo di grande gioia, soprattutto se la distanza nel punteggio con gli avversari raggiunge dimensioni a due cifre.

Ma alla luce delle precedenti considerazioni, rimane sospesa la domanda se l’esito finale sia la naturale conseguenza di una superiorità indiscutibile (tutti i numeri lo confermano), oppure se il risultato sia stato agevolato dalla pochezza degli avversari. Qualche giornalista sportivo parla di nuovo ciclo nerazzurro; ci andrei cauto, sia per una naturale e sana scaramanzia di un tifoso interista quale io sono, che per la quasi certa rivoluzione nella formazione titolare della Beneamata. Tra abbandoni per raggiunti limiti di età e sirene provenienti dai Campionati esteri le novità potrebbero essere parecchie e, come dice il saggio, “sai cosa lasci ma non sai quello che trovi”.

Quindi, prima di formulare ipotesi e pronostici che lasciano il tempo che trovano, aspettiamo la fine della campagna acquisti – vendite, non dimenticando che quasi tutti gli attuali proprietari di club sono holding finanziarie estere, il cui obiettivo primario è la massimizzazione del business, il loro, meglio se nel breve – medio periodo. Con tutto quello che ciò comporta, con buona pace degli aficionados.

Foto: Sito Ufficiale Inter