S&P 500, Nasdaq 100, Dow Jones: pattern storico, volatilità e rendimenti verso le elezioni di medio termine del 3 novembre 2026

Di: Fabio Michettoni

LEGGI ANCHE: Punto Mercati – Massimi storici, ma l’ampiezza non convince

Sintesi Operativa 

Le elezioni di midterm del 3 novembre 2026 rinnoveranno l’intera Camera dei Rappresentanti e un  terzo del Senato, in un contesto in cui la Fed ha appena virato verso un bias restrittivo e l’inflazione  resta la variabile macro dominante. La letteratura storica sui pattern di mercato negli anni di midterm è ricca e per molti aspetti controintuitiva: tipicamente si osserva una fase di debolezza  relativa nella prima parte dell’anno (gennaio-settembre), seguita da un recupero marcato nell’ultimo  trimestre e, soprattutto, da un’estensione del rialzo nei dodici mesi successivi al voto, storicamente  la finestra più favorevole dell’intero ciclo presidenziale di quattro anni. 

Indice  Livello (29/06)  Var. seduta  Nota
S&P 500  7.440,43  +1,18%  Chiusura 29/06, rimbalzo tech-led
Nasdaq 100  29.774,75  +2,25%  Miglior performance relativa, Mag7 in recupero
Dow Jones Industrial  52.182,74  +0,59%  Primo close sopra 52.000 punti
VIX (volatilità implicita)  18,41  Su livelli moderati, lontano dai  picchi di inizio anno

Livelli di chiusura del 29/06; VIX su valori storici da inizio anno 15-29,3.

Il Pattern Storico nell’Anno di Midterm 

Sul lungo periodo (dal 1950 al 2022) l’S&P 500 ha mostrato, negli anni di midterm, una ricorrente  correzione picco-valle del 17,3% in media, sviluppata in circa 115 giorni di calendario, con inizio  tipico a fine aprile e un minimo raggiunto attorno a metà agosto. Questa fase di debolezza precede  sistematicamente un recupero nell’ultimo trimestre dell’anno: dal 1940, il quarto trimestre degli anni  di midterm ha chiuso positivo nell’86% dei casi, con un guadagno medio del 6,6%, nettamente  superiore al 3,9% medio di un quarto trimestre qualsiasi. Ottobre e novembre, in particolare,  mostrano i tassi di vittoria più elevati (oltre il 70%) tra tutti i mesi del ciclo presidenziale  quadriennale. 

Il quadro non è tuttavia univoco: i dati più recenti (dal 1970) mostrano un rendimento medio annuo  degli anni di midterm di appena lo 0,6%, contro il 9,25% di un anno medio qualsiasi, con un tasso di chiusura positiva del 58% contro il 65% standard. Altri campioni più ampi (dal 1928) restituiscono  invece una probabilità di anno positivo vicina all’87% con rendimento medio annuo superiore al  19%: la dispersione tra le stime riflette la sensibilità del calcolo al periodo di osservazione scelto e  ricorda che la stagionalità è un contesto statistico, non una previsione puntuale. Il precedente del  2018 — rally a metà anno seguito da un calo superiore al 13% nel quarto trimestre — resta il  principale caso di scuola in cui il pattern non si è replicato. 

Indice  Pattern storico nell’anno di midterm  Volatilità relativa
S&P 500 Debolezza gen-set (calo medio storico 2-8%,  picco-valle medio -17,3% su 115 giorni da fine  aprile a metà agosto), recupero Q4 Riferimento (beta 1,0)
Nasdaq 100 Pattern simile ma ampliato: maggiore  sensibilità  ai tassi reali nella fase di  

debolezza, maggiore beta nel recupero Q4  storicamente trainato da mega-cap tech

Storicamente 1,3-1,5x la  

volatilità  S&P 500

Dow Jones  Pattern più attenuato nella fase di debolezza  Storicamente 0,8-0,9x la 

 

PathFinder® AlgoSystem Report Tematico — Mercato USA e Stagionalita’ Midterm 

Indice  Pattern storico nell’anno di midterm  Volatilità relativa
(composizione value/ciclica), salita media del  46,3% dal minimo dell’anno di midterm al  massimo dell’anno pre-elettorale successivo  (dal 1914) volatilità S&P 500

Sintesi qualitativa per indice. Nasdaq 100 e Dow Jones non dispongono di serie storiche midterm altrettanto estese  quanto l’S&P 500 (il Nasdaq 100 nasce nel 1985); le indicazioni di volatilità relativa riflettono il beta storico di  ciascun paniere rispetto al benchmark.

La Volatilita’: il Comportamento del VIX Attorno al Voto 

Il VIX mostra un pattern stagionale piuttosto consistente negli anni elettorali (presidenziali e  midterm): tende a salire nei mesi che precedono il voto (agosto-ottobre, quando l’incertezza sul  risultato è massima) e a ridursi nei mesi successivi, una volta che il quadro politico si chiarisce. Nel  segmento ristretto settembre-ottobre, il VIX è aumentato in tutte le nove occasioni osservate dal  1988 a oggi. L’attenuazione post-voto è storicamente più marcata dopo le elezioni presidenziali  rispetto alle midterm: il cambio di amministrazione tende a rimuovere un’incertezza maggiore di  quanto non faccia un semplice riequilibrio del Congresso, che pure può incidere su fiscal policy e  iter legislativo nei due anni successivi. 

  • Livello attuale: il VIX tratta in area 18,4, su valori moderati rispetto al range dell’ultimo anno  (15-29,3), riflettendo l’assenza, allo stato attuale, di stress acuto nonostante il contesto  geopolitico e il repricing della Fed. 
  • Stagionalità attesa: sulla base del pattern storico, la fase più delicata per la volativa’  implicita si colloca tra fine estate e l’autunno (agosto-ottobre 2026), in concomitanza con la  chiusura della campagna elettorale e con i dati macro chiave (NFP, CPI, riunioni Fed/BCE di settembre). 
  • Nasdaq 100 storicamente più sensibile: l’indice tecnologico mostra una volatilità implicita  (VXN) strutturalmente più elevata del VIX, amplificando sia le fasi di stress sia i recuperi,  coerente con la maggiore concentrazione settoriale e la duration implicita più lunga delle  mega-cap growth.

Rendimenti: la Finestra Pre e Post Midterm a Confronto 

La tabella seguente sintetizza i rendimenti medi storici dell’S&P 500 nelle diverse finestre temporali  attorno al voto di midterm, a confronto con la media storica di un periodo equivalente qualsiasi. Il  messaggio centrale è asimmetrico: la fase pre-voto tende a essere sistematicamente più debole  della norma, mentre la fase post-voto è  sistematicamente più forte, in particolare nei dodici mesi  successivi, dove il campione US Bank (60 anni, 15 midterm) non registra alcun rendimento negativo dal 1939 a oggi. 

Finestra temporale  Rendimento medio S&P 500  Confronto con media storica
12 mesi precedenti il midterm  +2,9%  Inferiore alla media storica del +8,9%  su 12 mesi qualsiasi
Intero anno di midterm  +0,6% / +19% Stime divergenti a seconda del  campione (dal 1970 vs dal 1928);  probabilità di chiusura positiva 58- 87%
Quarto trimestre dell’anno di  midterm  +6,6%  Probabilità di rialzo 86% (dal 1940),  contro 3,9% medio in un anno normale
12 mesi successivi al midterm  +12,4% / +16,3% Nessun rendimento negativo a 12  mesi dal 1939 a oggi (campione US  Bank)

PathFinder® AlgoSystem Report Tematico — Mercato USA e Stagionalità Midterm 

Fonti: U.S. Bank (campione 1962-2022, 15 midterm), Capital Group (dal 1931), QuantifiedStrategies/IBKR (dal  1928), analisi su dati S&P 500 dal 1970. Valori da intendersi come medie storiche, non come previsioni per il ciclo  2026.

Implicazioni per il Posizionamento 

Mettendo insieme pattern stagionale, comportamento della volatilita’ e contesto macro attuale (Fed  in fase di repricing hawkish, BCE che ha appena avviato un ciclo di rialzi, tensioni geopolitiche non  ancora del tutto risolte) emerge uno scenario di lavoro per i prossimi 4-5 mesi: 

  • Finestra luglio-settembre: storicamente la fase piu’ delicata dell’anno di midterm, con  probabilita’ elevata di una correzione di entita’ moderata (storicamente fino al 15-18% picco valle nei casi piu’ marcati) e di un aumento del VIX verso l’autunno. Da monitorare in modo  particolare il Nasdaq 100, storicamente il piu’ volatile dei tre indici nelle fasi di stress. 
  • Finestra ottobre-novembre: la fase di massima incertezza elettorale coincide tipicamente  con il picco di volativa’ implicita; il pattern storico suggerisce pero’ un recupero via via piu’  probabile a ridosso del voto, con il Dow Jones storicamente la componente piu’ difensiva  grazie alla composizione settoriale piu’ ciclica/value. 
  • Finestra dicembre 2026 – fine 2027: e’ la fase storicamente più favorevole dell’intero ciclo  quadriennale, coerente con il dato del +46,3% medio dal minimo dell’anno di midterm al  massimo dell’anno pre-elettorale per il Dow Jones e con il +12,4%/+16,3% medio a 12 mesi  per l’S&P 500. E’ la finestra su cui, storicamente, ha piu’ senso concentrare l’esposizione  strategica all’azionario USA, piuttosto che nei mesi immediatamente precedenti al voto. 

Va ribadito che questi pattern sono regolarita’ statistiche di lungo periodo, non garanzie: il  precedente 2018 dimostra che un contesto macro avverso (allora la guerra commerciale, oggi il  nodo energia/inflazione) puo’ sovrastare la stagionalita’. L’approccio piu’ coerente resta quindi  quello di utilizzare il pattern storico come bussola di sfondo per il dimensionamento del rischio nelle  diverse fasi dell’anno, mantenendo il driver macro (politica monetaria, inflazione, geopolitica) come  variabile prioritaria nella costruzione tattica del portafoglio.