Al Negozio Olivetti di Venezia, le opere di Leandro Erlich intrecciano natura, architettura e immaginazione in un percorso che ridefinisce il rapporto tra arte e spazio
Di: Maria Mele
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Fino al 22 novembre 2026 è visitabile Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti di Venezia, evento collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Il progetto, curato da Marcello Dantas, ideato da Mario Cristiani e realizzato da Associazione Arte Continua con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, introduce il mondo metamorfico dell’artista argentino Leandro Erlich: un universo di trasformazioni, immaginazione e forme in costante mutazione, inserito nella rigorosa architettura del Negozio Olivetti di Carlo Scarpa.

Leandro Erlich, Caracol-The Pace of Evolution, 2021, marmo bianco di Carrara, 11.8 x 33.8 x 13 cm
Come osserva Emanuele Coccia, la mostra dà vita a “un ecosistema in continuo aggiustamento e riadattamento, in cui l’ironia e il gioco tra natura, cultura, architettura e corpo si fondono in un’unica dinamica”.

Leandro Erlich, Draft-Bozza / Lexikon, resina, sabbia, 24 x 39 x 44 cm
Venti le sculture esposte, alcune inedite, che incarnano organismi improbabili: farfalle con ali-orecchie, che invitano a riflettere sulla comunicazione come fenomeno biologico; cavoli trasformati in architetture; coralli che assumono la fisionomia di metropoli; alberi che terminano in piedi umani. Sono creature ibride che instaurano un legame tra natura e figura umana, chiamando il visitatore a partecipare alla costruzione del loro significato.

Leandro Erlich, Draft-Bozza / Praxis, 2026, resina, sabbia, 12 x 37 x 43 cm
Artista concettuale, Erlich mette in discussione le basi della percezione e indaga la capacità dell’arte di generare interrogativi attraverso un linguaggio visivo immediato. “Leandro ha messo in evidenza il suo modo di affrontare il lavoro con profondità e leggerezza, facendo emergere pensieri inattesi dal gioco, dall’ironia e dal suo amore per la vita e per le persone”, sottolinea Mario Cristiani.
La scelta del Negozio Olivetti come sede espositiva risulta particolarmente felice. Realizzato tra il 1957 e il 1958 da Carlo Scarpa, è il più celebre esempio di negozio bandiera, voluto da Adriano Olivetti come manifesto culturale della sua impresa moderna, che in quegli anni investiva nella qualità del progetto come valore fondante. Tra le opere più studiate di Scarpa, il negozio riflette la sua personalità artistica ed è un caso esemplare di soluzioni architettoniche nate da vincoli legislativi e ambientali – sicurezza, fruibilità, acqua alta – trasformati in opportunità progettuali. Nulla è casuale: ogni dettaglio, dalla vetrina alla maniglia, partecipa a un sistema coerente.

Leandro Erlich, Papillon III, 2021, bronzo, 8 x 10 x 2.5 cm
Il 20 aprile 2011 il Negozio Olivetti è stato riaperto dopo un restauro filologico che ne ha restituito colori, arredi e la collezione di macchine originali, affidandone la cura al FAI.
“I prodotti Olivetti erano ibridi: tecnologicamente impeccabili, ma pensati per offrire un’esperienza estetica, un contenuto culturale e un messaggio etico. Il Negozio Olivetti è stato concepito come uno spazio ibrido, dove convivevano architettura e arte, marketing e cultura, funzionalità ed estetica”, ricorda Daniela Bruno, Direttrice Culturale FAI. L’arte era parte integrante dell’immagine aziendale: i negozi Olivetti erano luoghi che comunicavano un’idea, più che vendere un prodotto.

Leandro Erlich, White Coral, 2025,Resina, Courtesy of Leandro Erlich Studio
Il progetto si inserisce nel programma Arte all’Arte per le Città del Futuro, ideato da Mario Cristiani e realizzato da Associazione Arte Continua, che mira a creare nuovi legami tra arte, architettura e paesaggio, restituendo all’arte un ruolo centrale nella costruzione delle città.



