Le borse statunitensi chiudono maggio in territorio record, eppure il quadro interno racconta una storia ben più complessa.
Di: Fabio Michettoni
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I principali indici azionari statunitensi hanno concluso maggio sui massimi storici, con il Nasdaq Composite che ha messo a segno la migliore performance bimestrale degli ultimi decenni. Nelle nove settimane consecutive di aprile e maggio, il Nasdaq ha guadagnato il 25% — un risultato che non si vedeva da ottobre– novembre 2002. Anche l’S&P 500 ha vissuto il suo miglior bimestre dal 2020, mentre il Dow Jones ha fatto segnare il top dal 2023.
|Stiamo parlando di un mercato ai massimi storici mentre il settore finanziario è a un passo dalla correzione tecnica. Una situazione, per usare un eufemismo, inconsueta.
Eppure, dietro questi numeri da primato, il quadro interno racconta una storia diversa. Venerdì la maggioranza dei titoli dell’S&P 500 ha chiuso in rosso. Degli undici settori, soltanto due hanno raggiunto nuovi picchi. Il mercato è tornato a essere
squilibrato, con un’ampiezza che non regge il confronto con i livelli raggiunti dagli indici.

SMALL CAP
Sul fronte delle small cap arriva qualche segnale incoraggiante. Nonostante un calo venerdì, il Russell 2000 guadagna quasi il 17% dalla fine di marzo. Le piccole capitalizzazioni sono tradizionalmente sensibili al costo del denaro, eppure tengono — alimentate dalla propensione al rischio che anima oggi gli investitori.
LA PROSPETTIVA
L’intera capitalizzazione di mercato del Russell 2000 è inferiore alla somma di Nvidia e Apple. Se due singole aziende muovono il mercato con la loro volatilità, un intero indice di centinaia di società — per quanto più piccole e meno liquide — dovrebbe essere altrettanto, se non più, reattivo agli stessi stimoli.



