Sabato 3 ottobre, in un viaggio tra passato e presente, le storie del territorio hanno ritrovato voce. Con “Storie in cammino tra la Roverchiara di ieri e di oggi”  il Piase Festival ha animato il paese con un pomeriggio dedicato alla memoria collettiva e alle tradizioni locali 

Di: Liliana Ghellere

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Raccontare il territorio attraverso il teatro, valorizzandone la memoria e le tradizioni. È stato questo il filo conduttore del Piase Festival, che sabato 3 ottobre ha coinvolto il pubblico in un percorso tra storia, arte e cultura popolare.

Protagonista la Compagnia della Verza, realtà teatrale composta dai volontari della Pro Loco locale, che ha proposto due brevi rappresentazioni nell’ambito del percorso“Storie in cammino tra la Roverchiara di ieri e di oggi”, curato da Matteo Salvia con il contributo del cantastorie Angelo Milani e dell’Ecomuseo Aquae Planae.

Le scene hanno raccontato Giona, artista di Roverchiaretta, e la Barbantana, creatura misteriosa della tradizione popolare legata al fiume Adige. Una leggenda tramandata nel tempo, espressione delle paure e dell’immaginario della civiltà contadina, che ancora oggi contribuisce a definire l’identità culturale della comunità. 

Il pubblico ha poi assistito al “Monologo del musso filosofo” interpretato nell’ambito del progetto a cura di Giovanni Vit e Matteo Salvia. Attraverso lo sguardo ironico e umano di un asino, la rappresentazione ha rievocato la vita contadina dei primi del Novecento, restituendo dignità a un mondo fatto di sacrifici, semplicità e legami autentici.

La manifestazione ha inoltre ospitato il taglio del nastro della mostra dedicata ai quadri di Giona, affidato al Sindaco Loreta Isolani, seguito da un aperitivo a chilometro zero organizzato dalla Pro Loco.

Un pomeriggio in cui la cultura è diventata racconto condiviso.

Il Piase Festival ha così valorizzato l’impegno dei volontari, capaci di trasformare storie, musica e tradizioni in un’occasione per riscoprire l’anima di Roverchiara.