Fra lo scontro di personalità bizzose e pericolosi ritardi sullo scioglimento di nodi vitali per il destino del Paese, è ora necessario entrare nel merito della crisi

Di: Andrea Panziera

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Come da prassi, non darò una risposta politica alla domanda che in questi giorni occupa il centro dell’attenzione dei media di ogni tipo e colore. Ognuno è libero di farsi l’idea che ritiene corretta e di arrivare alle conclusioni conseguenti. Segnalo soltanto che, tra il profluvio di interventi scritti e verbali che mi è capitato di leggere o sentire, il più in sintonia con il mio pensiero è quello del Professor Sabino Cassese, insigne costituzionalista e Giudice Emerito della Consulta. Chi fosse interessato ad ascoltarlo lo troverà facilmente su moltissimi siti Internet.

Al di là delle questioni e dei giudizi di metodo su quanto è accaduto, in primis sulla tempistica, al di là delle simpatie o antipatie per questo o quel politico, della ormai classica e spesso abusata argomentazione della “crisi al buio” con gli spegnitori dell’interruttore additati al pubblico ludibrio, trovo molto più costruttivo e interessante entrare nel merito dei problemi.

Al centro della crisi: due problemi

Nella sostanza, al centro della diatriba fra il Presidente del Consiglio e la forza politica, che, facendo dimettere dalla compagine ministeriale le sue rappresentanti, quindi rinunciando volontariamente all’occupazione di poltrone e conseguente visibilità, ha provocato una fibrillazione acuta nella maggioranza governativa, vi sono fra gli altri soprattutto due temi oggetto del contendere.

Il primo concerne l’accumularsi dei ritardi su una serie di provvedimenti di rilancio del sistema Paese. Ritardi solo in parte imputabili alle difficoltà derivanti dalla pandemia.

Il secondo attiene alla diversità di opinioni sulla redazione e sulle modalità di utilizzo relative al Recovery Plan, a cui fa da corollario il reiterato rifiuto da parte della principale forza politica che sostiene l’Esecutivo di prendere anche solo in considerazione l’opportunità dell’adozione del MES sanitario.

Esprit de connaissance: la mezza verità

Su questo aspetto mi sono già espresso in passato e invito i lettori, se interessati, a rileggere i miei articoli al riguardo. Una sola nota aggiuntiva: giustificare tale diniego con l’argomento delle condizionalità penalizzanti rappresenta un falso letterale. Basta leggere la normativa costitutiva del Next Generation EU e quella del MES, confrontandole, per arrivare a una conclusione invero opposta.

Come spesso accade, si fa conto della scarsa attitudine di gran parte dei nostri connazionali allo sforzo verso il cosiddetto esprit de connaissance. Ci si nasconde, cioè, dietro una bugia o una mezza verità; e se si è nella condizione di veicolarla in modo reiterato e martellante, con molta probabilità essa acquisterà il crisma del dogma. Basterebbe un minimo lavoro di approfondimento sulla materia, ma verosimilmente quasi nessuno se ne assumerà l’onere.

Il punto sul Fondo di Recupero

Torniamo ai contrasti sulla redazione e sulla gestione del Fondo di Recupero (questa la dizione italiana) come principale causa scatenante della crisi. Qual è, attualmente, il punto della situazione?

Sarebbe metodologicamente corretto, in via preliminare e per esprimere un’opinione non partigiana, rileggere le linee guida indicate dalle Istituzioni europee; e, subito dopo, valutare i nostri progetti in raffronto con quelli dei principali Paesi, quali Francia e Germania. Paesi, insomma, più avanti di noi nello stato di avanzamento dei lavori.

Ciò premesso, ad oggi l’ultima versione del documento, seppur riveduta e modificata in senso migliorativo, rimane una articolata e vasta descrizione di obiettivi generici. Obiettivi tutti abbastanza condivisibili, i quali recepiscono gli ambiti di intervento sui quali convogliare gli investimenti: green economy e sostenibilità ambientale; parità di genere e coesione sociale; digitalizzazione e riforma degli apparati burocratici e del sistema giudiziario; soprattutto, potenziamento della ricerca e rafforzamento dell’assistenza sanitaria, con particolare attenzione alla medicina territoriale.

Lavoce.info

All’individuazione di ogni finalità si assegna una previsione di spesa; ciononostante, il Piano dice poco o nulla sulle modalità con cui questi obiettivi saranno perseguiti e realizzati. Una volta destinate le risorse, esistono ovviamente molteplici strumenti che possono essere utilizzati per raggiungere i risultati previsti. Il sito Lavoce.info, col quale collaborano giuristi ed economisti di primissimo livello, riporta alcuni esempi che chiariscono molto bene i termini della questione. Cito testualmente:

“Per favorire la parità di genere costruire più asili è diverso dal promuovere nelle scuole superiori interventi che contrastino il pregiudizio nei confronti delle ragazze che desiderino specializzarsi nelle materie cosiddette STEM [science, technology, engineering, mathematics]”.

È del tutto evidente che la scelta fra le diverse tipologie dei possibili strumenti alternativi per raggiungere il medesimo scopo non è affatto neutrale. Non lo è in termini di efficienza né in termini di efficacia. Sempre Lavoce.info, per l’appunto, osserva che

“nel Piano manca del tutto un’analisi economica della coerenza dei diversi obiettivi tra loro in quadro di equilibrio generale. Il messaggio di fondo che sembra emergere è invece il seguente: poiché le risorse a disposizione sono potenzialmente molto ingenti, allora tutti questi obiettivi possono essere raggiunti insieme. […] Lo spirito che traspare dall’elaborato nella sua attuale versione sembra dimenticare che il Recovery Plan, secondo la visione della Commissione Ue, avrà forti condizionalità nell’erogazione dei fondi, proprio in funzione della capacità di raggiungere determinati obiettivi”.

I quali, aggiungo io, peraltro vanno identificati con target ben definiti dal punto di vista della loro quantificazione, del costo per singola opera, del tempo necessario a realizzarla, dei benefici socio-economici che si postula di ottenere. Il tutto con una ulteriore, decisiva, precisazione condizionale: se quanto previsto in termini analitici non sarà raggiunto anche solo in parte, la Commissione non procederà con l’erogazione dei fondi.

La crisi? Un pericoloso ritardo

In conclusione, i problemi sul tappeto, sui quali il dibattito fra le forze della ormai ex-maggioranza va avanti da tempo senza, come si suole dire, trovare la quadra, sono riconducibili in realtà non soltanto allo scontro di personalità bizzose dal carattere inconciliabile; forse in parte c’è anche questo, ma un’analisi meno superficiale dovrebbe avere l’onestà di ammettere che siamo pericolosamente in ritardo sullo scioglimento di molti nodi vitali per il destino del Paese. Nutro molte riserve sulle capacità di gran parte dei player politici attualmente in campo di essere all’altezza del compito che li attende.