L’ultimo saluto a Franco Baresi ha riunito tifoserie contrapposte nel ricordo di un campione che ha saputo andare oltre ogni rivalità

Di: Andrea Panziera

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È un evento assai raro che tifoserie contrapposte mettano da parte ogni elemento divisivo e come un unico popolo amante del calcio trovino unione e ideale comunanza di sentimenti per omaggiare un campione della squadra avversaria. Franco Baresi è riuscito a creare questa rarissima alchimia e sono certo che ne sarebbe stato felicissimo. Il paradosso è che lui da giovanissimo era un ardente tifoso nerazzurro, mentre l’avversario e capitano interista Beppe Bergomi lo era del Milan.

A volte gli imperscrutabili disegni del destino riservano sorprese che cambiano radicalmente il percorso delle nostre vite, in una direzione o nell’altra; ma non di rado, al termine si raggiunge un baricentro che racchiude tutto, aspirazioni, realtà fattuale e riconciliazione finale. Per Franco Baresi il sei è stato il numero che ha scandito la sua esistenza, nel bene e, ahimè, nel male. Quello della sua maglia di impareggiabile capitano rossonero, quello, doppio, della sua esistenza in vita, quello dei minuti di tributo che gli hanno dedicato i partecipanti alla sua memorabile e commovente uscita di scena. Per una volta, abbiamo assistito al caloroso saluto riservato dai tifosi del Milan agli avversari di sempre, a Bergomi, a Baggio, al presidente dell’Inter Marotta.

Il messaggio, per chi lo ha voluto capire, è stato molto chiaro: chi ha onorato lo sport, anche se avversario, così come tutti quelli che in campo e fuori si sono comportati con dignità e correttezza, meritano il giusto riconoscimento e plauso anche da parte dei rivali di sempre. Lo sport, se praticato con i principi e la dirittura morale di Franco Baresi, consente anche di accantonare, quando è necessario, la logica da stadio, facendo prevalere quei valori etici ed estetici, che costituiscono un patrimonio collettivo e vanno aldilà del colore della maglia.

Fra qualche settimana ognuno di noi ritornerà a tifare per la sua squadra del cuore, ma la lezione è arrivata forte e chiara; il calcio non è solo business, ma passione, esempio e riferimento per intere generazioni, passate, presenti e future. Sull’importanza sociale e sul ruolo positivo che può avere la trasmissione dei valori dello sport, così come li intendeva e viveva Franco Baresi, non guasterebbe una adeguata riflessione da parte dei player dell’universo pallonaro, a partire dai proprietari dei team e relativi dirigenti , ma probabilmente le logiche attualmente prevalenti paiono altre e non sono così sicuro che il messaggio verrà colto nella sua reale sostanza.

D’altronde, oggi vediamo che i vertici del calcio mondiale (leggi Infantino, alias Infamino) hanno adottato un’altra logica, che potremmo definire mutuata dal celebre detto di Vespasiano. Così va il mondo, caro Franco, Riposa in Pace.