Quando la natura risana sé stessa: i microrganismi effettivi trasformano i reflui e aprono nuove prospettive per la transizione ecologica

Di: Andrea Panziera e Enrico Barichella

LEGGI ANCHE: Microrganismi Effettivi, la rivoluzione invisibile che può rigenerare il Pianeta

Nell’incipit del precedente articolo, pubblicato su questo giornale lo scorso settembre e linkato qui sopra, parlavamo dei Microrganismi Effettivi (acronimo EM), nei seguenti termini: “Sta accadendo qualcosa di silenzioso, quasi impercettibile, proprio sotto i nostri occhi e sotto i nostri piedi. È presente nell’acqua che beviamo, ma anche nell’aria che respiriamo. Stiamo parlando di alleati invisibili, ma potentissimi, capaci di ridare vita e salute a ciò che l’uomo ha compromesso con decenni di agricoltura intensiva usando ed abusando principi attivi chimici, industrializzazione sfrenata e cattiva gestione delle risorse.

Il loro nome è EM, ovvero Microrganismi Effettivi, che rappresentano oggi una delle soluzioni più concrete, economiche e immediate per affrontare il degrado ambientale” In realtà, in ogni rivoluzione seria, di qualsiasi natura e tipologia essa sia, le parole contano poco o nulla, mentre un peso decisivo lo hanno i fatti. Nell’ottica della Scienza, la differenza fra innovazione potente e bufala conclamata scaturisce dalla provenienza ed attendibilità dei dati e proprio dai dati arriva oggi l’ennesimo elemento assai importante, che dischiude la vision su scenari per certi versi palingenetici : una relazione tecnico-scientifica realizzata su un interessante caso nel territorio vicentino.


L’analisi riguarda le acque di scarico di un autolavaggio della provincia di Vicenza, effettuate dal laboratorio accreditato LabAnalysis Environmental Science attraverso due campionamenti distinti: il primo è stato effettuato nell’agosto 2025, prima dell’introduzione dei Microrganismi Effettivi; il secondo nel febbraio 2026, dopo circa sei mesi di trattamento biologico basato sulla tecnologia EM sviluppata dal microbiologo giapponese Teruo Higa.


Nel periodo analizzato è stato introdotto un cambiamento significativo, con l’obiettivo di migliorare il profilo biologico dei reflui e ridurre i costi legati alla gestione e alla manutenzione dell’impianto. Il sistema tradizionale, basato sull’impiego di enzimi e filtri meccanici, è stato totalmente sostituito da un trattamento di tipo biologico. Quest’ultimo utilizza una miscela di microrganismi — tra cui batteri lattici, lieviti, batteri fotosintetici e attinomiceti — in grado di attivare processi naturali di degradazione. Ciò significa che, invece di filtrare o neutralizzare chimicamente gli inquinanti, si favoriscono dinamiche biologiche naturali, come la fermentazione, la simbiosi microbica e diverse trasformazioni biochimiche.


I risultati meritano attenzione, in quanto diversi parametri chiave mostrano miglioramenti significativi. In particolare, si registra una marcata riduzione dei composti azotati, come nitrati e azoto nitrico, sostanze che in eccesso contribuiscono all’eutrofizzazione delle acque. Anche gli idrocarburi totali risultano diminuiti, segno che la comunità microbica introdotta ha attivato processi di degradazione organica.


Si tratta di segnali coerenti con quanto osservato in numerosi studi internazionali e in diversi altri casi trattati in loco: i Microrganismi Effettivi hanno favorito la denitrificazione e la trasformazione delle sostanze organiche complesse, contribuendo a ristabilire l’equilibrio biologico dei sistemi acquatici.


E’ assai significativo è che i valori analizzati siano abbondantemente entro i limiti previsti dalla normativa ambientale italiana. La sostituzione dei sistemi precedentemente utilizzati con il trattamento EM, di fatto non ha compromesso la qualità degli scarichi, pur eliminando filtri, prodotti chimici, ma ha consentito di ridurre sensibilmente i costi operativi.


Sulla base dei numeri riportati nella relazione tecnica, il trattamento biologico arriva a costare meno di un euro per metro cubo di acqua lavorata. Questa cifra risulta essere molto inferiore rispetto ai sistemi convenzionali, testimoniando che la tecnologia è accessibile anche a piccole imprese e medie realtà produttive locali.


Il tema diventa ancora più interessante se si allarga lo sguardo oltre questo singolo caso. Alcune ricerche internazionali e altre prove effettuate dal nostro team, suggeriscono che la simbiosi microbica attivata dagli EM possa contribuire anche alla gestione di contaminanti particolarmente persistenti, come i PFAS – le sostanze perfluoroalchiliche tristemente note come “inquinanti eterni”, molto diffuse proprio nel nostro territorio veneto.


Gli studi disponibili indicano che comunità microbiche complesse possono favorire processi di co-metabolismo capaci di indebolire molecole estremamente stabili, creando condizioni favorevoli alla loro degradazione o immobilizzazione nei sedimenti. Non si tratta di una soluzione miracolosa né immediata, ma di un valido supporto biologico alle tecnologie di bonifica esistenti.
Il caso dell’autolavaggio vicentino rappresenta quindi un laboratorio sul campo che dimostra come l’approccio biologico funziona, riducendo costi e impatto ambientale.


In questi giorni sono emersi segnali di interesse per le soluzioni biologiche basate sui microrganismi effettivi da parte della classe politica, mentre al momento permane una certa ritrosia da parte delle Istituzioni scolastiche ad intraprendere un dialogo, strutturato e costruttivo, con gli esperti che operano con risultati certificati in questo campo.


L’auspicio è che tutti i potenziali interlocutori comprendano che la non più differibile transizione ecologica non implica sempre l’utilizzo di mezzi tecnologici o infrastrutture miliardarie. A volte, essa parte da qualcosa di molto più agevole, da miliardi di microrganismi che lavorano in silenzio e trasformano lentamente gli equilibri dell’ambiente.


Ricordandoci, ancora una volta, che le soluzioni più potenti sono spesso già presenti in natura; impariamo a collaborare con loro.