Alphonse Mucha e Giovanni Boldini, due maestri della Belle Epoque protagonisti della mostra a Ferrara fino al 20 luglio

Di: Maria Mele

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Se a condurvi a Ferrara non è la sua “deserta bellezza” né le sue “vie piane, grandi come fiumane, che conducono all’infinito” cantate dal vate d’Annunzio, allora deve essere senz’altro una delle bellissime mostre organizzate al Palazzo dei Diamanti dalla Fondazione Ferrara Arte e servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara.

Arrivando dal Castello Estense, lungo la via Ercole I d’Este , cuore dell’addizione erculea, si rimane stupiti dall’immota e candida bellezza delle forme del Palazzo e dall’atmosfera quasi metafisica che si respira.

Riaperto nel febbraio 2023 dopo un lungo e attento restauro, il palazzo accoglie fino al 20 luglio la retrospettiva su Alphonse Mucha, l’artista ceco ( 1860-1939) straordinario cantore del fascino della donna, ritratta in uno stile così inconfondibile e seducente da divenire ben presto emblematico della nascente Art Nouveau.

La mostra di Ferrara, tra le più ricche realizzate sull’artista con le sue 150 opere tra dipinti, fotografie, manifesti e oggetti, racconta la biografia, il percorso artistico e le molteplici produzioni di Mucha partendo dall’incontro con la divina Sarah Bernardth, in piena Belle Epoque, fino alle opere patriottiche dell’Epopea Slava alla vigilia del secondo conflitto mondiale.

Otto le sezioni dedicate dalla curatrice Tomoko Sato all’analisi della multiforme attività di Alphonse Mucha, pittore, illustratore, pioniere del branding moderno, persino filosofo che dell’insegnamento della bellezza aveva fatto una missione.

Una sezione interattiva consente di esplorare digitalmente alcuni dei capolavori e di approfondire il contesto storico nel quale sono stati creati.

Forte l’impatto che l’arte di Mucha ebbe negli anni 60 influenzando la cultura pop e il mondo della grafica e ancora oggi attualissima è la sua concezione dell’arte come strumento di comunicazione e trasformazione culturale.

Non paghi di tanta bellezza passiamo nelle sale dell’Ala Tisi del Palazzo, dove ci accolgono le leggiadre, diafane, svolazzanti , ricercate, colte, inquiete e, a volte, eccentriche donne ritratte dal ferrarese Giovanni Boldini.

Appartenente a quella schiera di artisti italiani affermatisi a Parigi,- les Italiens de Paris-, Boldini divenne uno dei pittori più richiesti dall’alta società internazionale nel periodo della Belle Epoque per l’eleganza delle sue creazioni e la straordinaria maestria del suo tocco vibrante e spumeggiante, che ben esprimeva lo spirito di un epoca.

40 le opere esposte, selezionate tra quelle custodite nel Museo Boldini di Ferrara, attualmente chiuso, che riaprirà nel 2026 nel rinnovato palazzo Massari, che indagano il tema del ritratto femminile, a cui l’artista si dedicò in modo quasi prevalente a partire dalla fine dell’ottocento.

Ed è proprio il tema della donna il comune denominatore delle due mostre, che ci conducono per mano attraverso quel meraviglioso  periodo storico definito, a posteriori, “bello” proprio per il fermento artistico, tecnologico scientifico che lo ha caratterizzato.

La mostra, curata da Pietro di Natale, rimarrà aperta fino al 20 luglio.