La mostra di CUBO a Bologna ripercorre la ricerca artistica di Giuseppe Spagnulo, tra materia, memoria e radici mediterranee, attraverso opere monumentali e un percorso creativo lungo oltre mezzo secolo.
Di: Maria Mele
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«Ci sono artisti come Giuseppe Spagnulo che, attraverso le loro opere, hanno “girato un film” in cui il prologo e l’epilogo si richiamano vicendevolmente».
Così Roberto Borghi riassume la vita artistica del maestro nel testo critico Riavvolgere il nastro per un ritratto dell’artista da giovane, che accompagna la mostra monografica Giuseppe Spagnulo. Oltre la materia, verso il pensiero formante visitabile gratuitamente fino al 23 gennaio 2027, presso CUBO, Museo e Archivio d’impresa del Gruppo Unipol, a Bologna.

Giuseppe Spagnulo, Attraverso la scultura, verso il mare, 2015, Acciaio, 50 x 50 x 50 cm_Courtesy Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo_Photo credits Bruno Bani
L’esposizione prosegue il percorso di valorizzazione dei grandi protagonisti dell’arte italiana del Novecento avviato da CUBO nel 2022. Il progetto si sviluppa attraverso il dialogo tra due opere monumentali appartenenti al Patrimonio artistico del Gruppo Unipol, Turris e Paesaggio orizzontale (1981 e 1982), e una selezione di lavori che ripercorre il meglio della ricerca e produzione dell’artista di Grottaglie.
Il “pensiero formante”, ovvero il processo creativo di Spagnulo, è la lente attraverso cui viene analizzata l’intera carriera dell’artista. Inizialmente, la sua attenzione si concentra sulle forme geometriche e sulla materia, esplorata nel modo in cui reagisce a forza, tensione e trasformazione: una metafora della condizione umana e del rapporto tra individuo, comunità e paesaggio.

Giuseppe Spagnulo, Cerchio spezzato, 1973, Acciaio, 130 x 120 x 120 cm_Courtesy e ph. Ass Arch Giuseppe Spagnulo
Nelle opere della maturità, la riflessione si sposta sull’identità, sulle radici mediterranee, sul mito, sulla memoria e su quel «senso epico di fare le cose» che, per sua stessa ammissione, lo riporta all’infanzia e all’adolescenza in Puglia.
La sua prima formazione avviene infatti nel laboratorio ceramico del padre a Grottaglie, dove impara la tecnica del tornio. Dopo gli studi alla Scuola d’Arte della sua città, frequenta l’Istituto della Ceramica di Faenza, dove realizza i primi esperimenti con il grès. Dal 1959 si trasferisce a Milano, entrando in contatto con i maggiori esponenti della scultura dell’epoca — Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Arturo Martini e Lucio Fontana — che ne influenzano profondamente la produzione.

Giuseppe Spagnulo, Rosa dei venti, 2008, Acciaio, 120 x 120 x 120 cm_Courtesy Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo_Photo credits Antonio Maniscalco
Il viaggio quasi iniziatico verso nord rappresenta l’avvio del percorso di ricerca della propria identità artistica, politica e umana. Negli anni Sessanta nascono i primi lavori in metallo per lo spazio urbano, che riflettono sulla fisicità e sulla materialità del lavoro scultoreo. Spagnulo lavora nelle acciaierie e nelle officine, forgiando le sculture insieme agli operai. Influenzate dal clima politico dell’epoca, le sue opere diventano simboli della condizione sociale, urbana e industriale. È la fase dei “Tubi” e delle geometrie spezzate, in cui l’opera dialoga con lo spazio circostante in modo aggressivo e radicale.

Giuseppe Spagnulo, Senza titolo, 2010, carbone, ossido di ferro, sabbia di vulcano su carta, 130 x 164 cm_Courtesy e ph. Ass Arch Giuseppe Spagnulo
Negli anni Settanta la sua ricerca vira verso una maggiore concettualizzazione, per poi recuperare, nel decennio successivo, i temi della mediterraneità e l’importanza delle origini. In questo periodo si rinnova l’interesse per i materiali e le tecniche ceramiche, che lo porterà alla costruzione del gigantesco tornio su cui modellerà l’imponente Turris, più tardi forgiata in ferro.

Turris Unipol
La mostra si configura come un itinerario tra le sculture di un artista capace di trasformare il lavoro del vasaio e del fabbro in un linguaggio d’avanguardia. Dallo spazio espositivo di CUBO a Bologna (Porta Europa), il percorso si estende all’esterno, dove si trovano le già citate Turris e Paesaggio orizzontale (in terracotta e ghisa; rispettivamente 400×200 cm e 310×320 cm), recentemente restaurate, oltre a Cerchio spezzato (1973), rappresentativo della produzione degli anni Settanta, e Rosa dei venti (2008).
L’esposizione di Bologna rappresenta l’occasione, a dieci anni dalla scomparsa, per riscoprire l’arte di questo maestro capace di conciliare arte e artigianalità, avanguardia concettuale e sapienza tecnica del mestiere.



