Youth and the Future: dal 17 ottobre al 1° novembre, a Palazzo Reale, gli sguardi delle nuove generazioni sul futuro in dialogo con i grandi protagonisti dell’arte contemporanea.

Di: Maria Mele

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Mentre piazza del Duomo assisteva all’azione violenta di gruppi di giovanissimi, a Palazzo Reale — in una sala, quella delle Cariatidi, dal grande valore simbolico — veniva inaugurata la mostra gratuita Youth and the Future, ideata da Giovanni Caccamo e prodotta da Palazzo Reale e Youth and Future – Parola ai Giovani APS, in collaborazione con l’Associazione Arte Continua e la Fondazione Sylva a sostegno di interventi di riforestazione e iniziative a favore delle nuove generazioni.

Mimmo Paladino – Gran Pavese

Una voce purissima, un progetto altamente lirico che ci restituisce un po’ di quella fiducia nel futuro che atti di inconsulta violenza, come quelli a cui abbiamo assistito, minano nel profondo. Proprio per questo motivo è opportuno visitare la mostra e leggere le risposte profonde, poetiche e piene di speranza dei giovani che Giovanni Caccamo ha incontrato in questi 5 anni.

Parola ai Giovani, divenuto poi Youth and Future, nasce sei anni fa da un appello lanciato da Andrea Camilleri: «Sono molto preoccupato dal futuro — diceva lo scrittore —, ma sono sicuro che i giovani salveranno il mondo facendo partire un nuovo umanesimo della parola».

Una missione che rasenta l’utopia, alla quale Caccamo decide di dare seguito dapprima come artista, realizzando un disco in cui ogni canzone conteneva un testo di letteratura, e poi dando voce alle nuove generazioni con un concorso d’idee rivolto, inizialmente, ai giovani italiani e successivamente esteso a tutto il mondo. «Troppi giovani oggi hanno spento il motore dei sogni. Ho voluto creare dei defibrillatori per le coscienze che potessero riaccendere chi si è spento», così presenta il progetto Giovanni Caccamo.

Ferdinando Scianna – Coraggio

Dodici testi selezionati tra i 3 000 ricevuti sono stati incisi su fogli di carta cotone e affidati a grandi maestri contemporanei italiani che ne hanno tratto ispirazione per un’opera d’arte. Francesca Cataldi, Maurizio Cattelan, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mimmo Jodice, Giulia Napoleone, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Fabrizio Plessi, Arnaldo Pomodoro, Ferdinando Scianna e Guido Strazza hanno preso parte alla fase italiana del progetto, a conclusione della quale i quindici giovani autori dei trattati più brillanti hanno partecipato all’Agorà del cambiamento: una performance artistica all’interno della Stanza della Segnatura di Raffaello nei Musei Vaticani per discutere di cambiamento e futuro e redigere un Manifesto con i valori in cui le nuove generazioni si riconoscono e alcune idee pratiche per la costruzione di un nuovo futuro possibile.

Nel giugno del 2025, grazie alla collaborazione tra Youth and Future e l’Associazione Arte Continua e con il contributo del giornalista e curatore Edoardo Cicelyn, prende avvio una seconda fase che vede il coinvolgimento di: Adel Abdessemed, Leandro Erlich, Antony Gormley, Eva Jospin, Anish Kapoor, Ahmed Mater, Moataz Nasr, Giuseppe Penone, Tobias Rehberger, Julian Schnabel e Kiki Smith.

Emilio Isgrò – Manifesto del cambiamento

Grazie alla generosità degli artisti, le opere prodotte in questa seconda fase entrano nella disponibilità del progetto a sostegno delle attività di Youth and Future – Parola ai Giovani APS, dell’Associazione Arte Continua e della Fondazione Sylva per la realizzazione di iniziative di riforestazione nell’ambito dei progetti Boschi del Cambiamento e Arte x la Riforestazione.

A marzo del 2026 il progetto si è arricchito di The Ark of Change – una traversata a bordo di un antico veliero, da Capo Verde a Paramaribo, che ha ripercorso la tratta atlantica degli schiavi, a cui ha preso parte un gruppo di dieci ragazze e ragazzi da tutto il mondo. Proprio una videoinstallazione del regista premio Oscar Luc Jacquet, che documenta questo viaggio, apre la mostra milanese.

Giulia Napoleone – Spargere

Una precisa scelta curatoriale ha voluto che l’ampia Sala delle Cariatidi — «metafora delle nostre anime rimaste silenti in balia degli elementi», nelle parole di Caccamo — accogliesse le opere in penombra, affinché ciascun visitatore avesse la possibilità e la responsabilità di illuminare con una torcia l’opera scelta. Nelle parole di Giovanni Caccamo, infatti: «Non è il male che avanza, ma il bene che ha difficoltà a manifestarsi, e il nostro compito è quello di accendere la luce che è dentro di noi».

Un modo simbolico per responsabilizzare ciascuno di noi a dare il proprio contributo alla costruzione di un futuro sostenibile.