Una vacanza in un’isola greca suggestiva come Zante può far cambiare le prospettive di vita a Edoardo e Giulia per poter giocarsi tutto nei tempi supplementari.

Di: Samuela Piccoli

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A volte basta cambiare orizzonte. Per Edoardo e Giulia, una vacanza a Zante non è solo una fuga, ma un momento sospeso in cui tutto può essere rimesso in gioco, come se la vita concedesse loro inaspettati tempi supplementari. Due persone affermate nella vita lavorativa, ma con tanti scheletri nell’armadio e nodi irrisolti che non permettono loro di segnare il goal decisivo.

Il calcio aleggia in tutto il romanzo come metafora della vita: il gioco di squadra, la fatica di segnare, i fallimenti o i dribbling ricalcano i vari momenti della vita infatti “Il calcio è un gioco, ma non è una favola e il lieto fine non è affatto garantito. Si vince o si perde davvero.” Tempi supplementari”, edito da Baldini+ Castoldi è il romanzo d’esordio di Gianluca Spadola, nato a Pesaro nel 1963 dove vive ed esercita la professione di Dottore Commercialista. Le sue grandi passioni, sono la lettura, la scrittura e lo sport che appaiono chiaramente in tutto l’andamento del romanzo.

Trama

Il romanzo si apre e si chiude sull’isola di Zante, dove Edoardo, un affermato professionista maturo comincia a porsi domande sulla sua esistenza. La prematura scomparsa dei genitori e, successivamente la perdita dello zio che l’ha cresciuto, lo mette di fronte a numerosi interrogativi e dubbi.

Grazie al sostegno della sua compagna Giulia, della quale è profondamente innamorato, intraprende un viaggio interiore nei ricordi della propria giovinezza, vissuta tra la passione per lo sport, in particolare il calcio, amicizie intense, amori “complicati “e perdite dolorose. Il protagonista si rende conto che la vita, come in una partita di calcio, può offrire tempi supplementari per rielaborare il passato, trasformando la nostalgia in consapevolezza e maturità emotiva. Ma la vita è imprevedibile e spesso si deve passare attraverso la lotteria dei calci di rigore per poter davvero vincere la partita e capire che, alla fine, conta solo chi sei e quello che hai costruito umanamente.

Il calcio e lo sport come metafora della vita

Cr.ph. Guerin Sportivo

L’autore utilizza un linguaggio diretto, sincero e onesto: non gira intorno ai sentimenti e alle situazioni, ma li analizza dall’interno senza perdersi in inutili sentimentalismi. Il calcio, grande passione dell’autore, diventa la metafora della vita. Il gioco di squadra, i sacrifici, le cadute e i goal realizzati descrivono il cammino di ogni essere umano, conscio che a volte si vince, ma a volte si può perdere tutto e il rendersi conto di questo aspetto dell’esistenza non è mai facile. Le domeniche trascorse dagli zii guardando le partite di calcio, riportano il lettore agli anni 80 quando nelle case risuonavano le voci di commentatori famosi, Enrico Ameri e Sandro Ciotti in particolare, e quando tutto sembrava ancora possibile.

La Domenica Sportiva e Domenica Sprint accompagnavano i pomeriggi di Edoardo e non c’era posto per altro, era un rito intoccabile che si ripeteva ogni settimana.  Ma il calcio non è solo uno sport, è anche l’occasione per rinsaldare le amicizie durante un viaggio estivo nei primi anni universitari per festeggiare la vittoria dell’Italia nei mondiali dell’82. Cosi i ragazzi partono alla volta della Spagna per ripercorrere i successi degli azzurri e per assaporare i sogni con pochi soldi in tasca, ma con tanto entusiasmo e voglia di vivere; l’unica cosa che conta davvero.

Amicizia e amore: i veri valori della vita

 La famiglia e gli amici diventano la vera squadra, quella che ti permette di vincere la partita o di dare un senso al gioco. I compagni di una vita sono testimoni del legame di Giulia ed Edoardo, sono le persone che li hanno accompagnati nella loro crescita personale e di coppia. Le persone sulle  quali possono contare e alle quali possono raccontare tutto, perché i rapporti costruiti in gioventù si rafforzano e si sedimentano in età matura, diventando roccia su cui costruire case. Nel romanzo Edoardo racconta a Giulia molti aneddoti della sua vita e alcuni fatti dolorosi come la perdita dei suoi genitori in giovane età. Ogni narrazione è per lui una piccola, grande catarsi, un modo per ritrovarsi e  legarsi sempre più alla sua compagna Giulia fino a decidere di sposarla.

L’amore è il filo conduttore dell’intero romanzo: l’amore per i figli, per Giulia, per lo sport, per gli amici più veri. Ogni persona incontrata rappresenta un tassello della sua vita: Chiara lo ama inizialmente ,ma capisce di non voler figli da lui e lo lascia. Camilla, la sua ex moglie, gli dà due meravigliosi figli, ma è un matrimonio senza entusiasmo, per questo motivo Edoardo trascura la famiglia si concentra sul lavoro. Anche Giulia, dal canto suo si è accontentata di un amore che non le dava nulla, di un uomo concentrato su se stesso e sulla sua carriera, piuttosto che sulla loro relazione.

Leggendo le pagine ci si chiede: “ Ma quando le luci sul palco si spegneranno cosa resterà veramente?”. Ciò che ognuno ha costruito nella vita in termini di rispetto, relazioni, amore e insegnamenti. Lo capisce molto bene Edoardo che lascerà ai suoi figli un’eredità etica e morale che varrà molto di  più di qualsiasi somma di denaro perché dettata dall’amore.

Luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza

Ognuno custodisce un luogo del cuore, capace di racchiudere i ricordi di un periodo felice e spensierato della propria vita. Per il protagonista, quel luogo è Asiago, scenario delle estati trascorse prima della perdita dei genitori, evento che ha lasciato un vuoto profondo nella sua esistenza.
Tra compagnie di amici, primi amori e il profumo inconfondibile dell’estate, il passato riaffiora con forza, restituendo la sensazione di una libertà ormai lontana. È facile per il lettore riconoscersi in queste immagini, in quel tempo sospeso in cui tutto sembrava possibile.
Anche le spiagge vicine a casa diventano per Edoardo un richiamo costante a quei momenti, che riaffiorano vividi mentre racconta la sua storia a Giulia. Sono proprio questi ricordi, dolci e malinconici, ad aver contribuito a formare l’uomo che è oggi.

Edoardo moderno Foscolo

Il romanzo chiude il cerchio a Zante dove Edoardo, dopo aver scoperto di avere problemi di salute, si rifugia. La vita gli ha concesso inaspettati tempi supplementari quando pensava di aver perso la partita e gliene è profondamente grato, perché ha capito ciò che conta veramente. A Zante Edoardo e Giulia si sentono a casa ma, nello stesso tempo, questo piccolo pezzo di paradiso rappresenta il crollo delle illusioni, sia per Edoardo che per il poeta Ugo  Foscolo.

  E se per quest’ultimo, Zacinto simboleggia la patria perduta , il grembo materno dell’infanzia e un luogo mitico di bellezza , per Edoardo, invece è la terra ritrovata, la patria interiore custode delle sue emozioni condivise. La partita della vita, concedendogli non solo i tempi supplementari, ma anche la possibilità di segnare un ultimo rigore, gli fa capire che il vero valore non sta solo nel risultato, ma nel percorso per raggiungerlo, insieme a tutte le persone care che hanno corso in campo con lui.