Alessandro Postal: una vita finita troppo presto ma vissuta intensamente amando il teatro , gli amici, la famiglia e… i capelli.
Di: Samuela Piccoli
LEGGI ANCHE: Con le ali ai piedi
Scrivere di un bambino morto a soli 13 anni dopo una lunga malattia durata 6 anni è arduo per qualsiasi persona; e lo è ancora di più per chi lo conosceva personalmente. Alessandro Postal per me non era solo una foto su un giornale o qualche post su Facebook per calamitare like, era il figlio di Marco e la Fede. Sì, la Fede, non una Federica qualsiasi bensì un’amica con la quale ho percorso un lungo tratto della mia vita.
Una storia di amicizia e vita condivisa

Sono quegli amici che si incontrano in gioventù quando si è ancora spensierati, allegri e inconsapevoli delle insidie del mondo. Eravamo dei ventenni con tanta voglia di vivere e di divertirsi; alcuni erano già coppie consolidate, altri come Marco e Federica, erano agli inizi del loro rapporto. Era il 1999 e tutto ci sembrava possibile. Ripensandoci siamo davvero amici da una vita. Quante cene, pizze, viaggi e feste nelle quali ci siamo intrufolati grazie al fatto che Marco faceva il DJ in feste e locali.
Sovente le nostre chiacchierate iniziano con: ” Ti ricordi quella volta…”, quella volta che eravamo giovani, che non avevamo paura delle malattie e che avevamo il mondo in mano o così ci sembrava. Poi sono arrivati i matrimoni e quasi tutti hanno fatto da testimoni di nozze gli uni per gli altri, a conferma della solidità dei rapporti, sia d’amore che d’amicizia. Dopo qualche anno sono arrivati anche i figli e le nostre vite sono cambiate. Marco e Federica sono stati tra i primi.
Con l’arrivo di Filippo i nostri weekend movimentati si sono fatti più tranquilli, più intimi; ci si confrontava sulle nostre vite, sui progetti, sulle aspettative e sui sogni. Qualche anno dopo è arrivato Ale. La sua nascita è stata una festa per tutti gli amici. Abbiamo avuto la fortuna di vederlo crescere perché i figli degli amici più intimi diventano famiglia, quotidianità e sogni condivisi, radici che si incrociano, rami che crescono. Gli abbiamo teso la mano quando muoveva i suoi primi passi, l’abbiamo preso in braccio e coccolato. Con lui e la sua famiglia abbiamo vissuto i momenti gioiosi della vita, e non solo.
La malattia e la sua forza

Poi il 19 febbraio 2020 quel maledetto messaggio…la notizia è giunta improvvisa, inaspettata, devastante. Per sei anni abbiamo sperato, pregato e, a volte, imprecato, ma, in realtà, non ci siamo mai arresi. L’ ospedale di Padova era divenuta la sua seconda casa. Nonostante la fatica, le chemio e la sua iniziale perdita dei capelli, Ale non ha mai abbandonato il sorriso e la gentilezza. Anzi, ha continuato a nutrire e seguire la sua passione per il teatro e per il canto facendoci scoprire la sua bravura con il musical: “School of rock” nel giugno di un paio d’anni fa.
Quando i capelli sono ricresciuti, si lasciava prendere in giro perché non li voleva più accorciare. “Ma quando te li tagli ‘sti capelli” – gli ripetevamo spesso. Gli amici hanno cercato di essere rifugio e conforto per Marco, Federica e Pippo. Negli ultimi mesi, però, tutto è precipitato. Non c’erano più speranze bisognava attendere… le dottoresse parlavano di settimane, ma le attese di questo tipo sono pesanti, logoranti e difficili da sopportare. Speravamo di poterlo salutare, di vederlo almeno una volta, ma dall’ ospedale non è più uscito e nemmeno le nostre speranze.
L’addio e ciò che resta
Lunedì 23 marzo ci ha svegliato il messaggio di Gianluca: “Ale se n’è andato”. Per quanto me lo aspettassi non volevo crederci … Siamo andati a trovare Marco e la Fede la mattina seguente e abbiamo trovato due genitori tristi ma sereni, consapevoli che quella di Ale non era più vita: come poteva un bambino di 13 anni sopportare tutto quel dolore? Lo abbiamo ricordato e siamo riusciti a sorridere ripensando ad alcuni aneddoti divertenti.
Il funerale non è stato straziante, bensì il ricordo di una vita vissuta pienamente. “Ciao piccolo sole, ciao grande eroe” -così Federica ha iniziato il suo ricordo di Ale. Mai un lamento, mai rabbia verso l’ingiustizia della sua malattia. Infatti, alla domanda di come stesse rispondeva sempre.:” Bene, non preoccupatevi. Ma la frase che mi ha colpito maggiormente è: “ Nella vita c’è tanto male, allora noi dobbiamo tenerci stretti i nostri beni”: Nemmeno un adulto riesce a essere così maturo e saggio nei momenti difficili della vita. Penso che nessuno muoia davvero quando lascia dietro di sé così tanto amore e così tanto bene, questi sentimenti permangono anche dopo la morte e nutrono chi l’ha amato. “ Io Ale lo porto dentro, sarà sempre con me”- ci confida la Fede.
Allora caro Ale, hai vinto tu con i tuoi capelli. Hai vinto perché non hai smesso di sorridere, perché tutti ti volevano bene, per la tua grande umanità perché non serve essere Gandhi o Martin Luther King per lasciare un segno nel mondo, basta essere un bambino di 13 anni con una grande anima.



