Milano sta vivendo uno dei suoi momenti di maggiore fermento dai tempi di Expo: con l’accensione dei bracieri olimpici, la città propone un fitto calendario di iniziative culturali
Di: Maria Mele
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Milano sta vivendo uno dei suoi momenti di maggiore fermento dai tempi di Expo. Con l’accensione dei bracieri olimpici, la città propone a turisti e residenti un fitto calendario di iniziative culturali. L’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 punta a coinvolgere l’intera comunità culturale in un progetto aperto e partecipato. Nei mesi di febbraio e marzo, il capoluogo lombardo offre numerosi spunti di visita.

Alla Fondazione Luigi Rovati, fino al 22 marzo, è in corso la mostra I Giochi Olimpici™. Una storia lunga 3000 anni, che ripercorre l’evoluzione dei giochi atletici dall’antichità a oggi. L’esposizione accosta reperti greci, romani ed etruschi a medaglie, fiaccole e attrezzi sportivi dei protagonisti della storia olimpica. Il programma di incontri approfondisce valori, simboli e iconografia delle Olimpiadi moderne, dalla torcia ai cerchi, fino al significato culturale dei premi. Tra gli appuntamenti, anche una giornata dedicata alla pittura etrusca, con la Tomba delle Olimpiadi, prestito del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia.

Fino al 15 marzo torna Milano MuseoCity 2026, decima edizione, dal titolo Le imprese della Cultura, che mette in dialogo arte e sport. La sezione Musei in Vetrina trasforma la città in un museo diffuso con installazioni site-specific in oltre venti gallerie e negozi. Museo Segreto propone invece 64 opere solitamente non esposte, offrendo nuovi sguardi sul patrimonio cittadino. Le opere selezionate spaziano dal tema atletico alle imprese sportive, dall’audacia dei soldati della Prima guerra mondiale alle esplorazioni scientifiche.

Alla galleria Area\B, fino al 14 marzo, è allestita la personale dell’artista bolognese Nicola Nannini. La mostra, Nicola Nannini. Se una notte di inverno…, curata da Ivan Quaroni, riunisce una cinquantina di opere inedite tra oli, tavole e disegni dedicati alle Dolomiti, scenario dei Giochi Olimpici e terreno di esplorazione pittorica e mentale. Il titolo richiama il romanzo di Italo Calvino e introduce un percorso in quattro momenti, ciascuno dedicato a un diverso modo di osservare il paesaggio dolomitico: dai primi “appunti” che trattano la montagna come un volto minerale alle grandi vedute di catene montuose e vallate innevate.

Come nel romanzo calviniano, anche qui emerge un gioco di inversioni: dalla pianura orizzontale della Bassa Padana, abituale campo d’indagine dell’artista, si passa alla verticalità delle vette. Un ribaltamento fisico e simbolico che, spiega Quaroni, non modifica la poetica di Nannini, sempre rivolta alla soglia tra visibile e invisibile, tra realtà e proiezione mentale.



