La casa museo Bagatti Valsecchi apre le sue sale a un incontro inatteso: quello tra l’estetica ottocentesca dei baroni Fausto e Giuseppe e l’immaginario futurista di Fortunato Depero
Di: Maria Mele
La casa museo Bagatti Valsecchi apre le sue sale a un incontro inatteso. Quello tra l’estetica ottocentesca dei baroni Fausto e Giuseppe e l’immaginario futurista di Fortunato Depero. Depero Space to Space. La creazione della memoria – a cura di Nicoletta Boschiero e del direttore Antonio D’Amico, nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 – trasforma il museo in un laboratorio di dialoghi impossibili.

Quaranta opere provenienti dalla Casa d’Arte Futurista Depero e dal Mart di Trento e Rovereto, realizzate tra gli anni Quaranta e Cinquanta, si inseriscono negli ambienti neorinascimentali della dimora milanese. Un confronto tra epoche e visioni, un accostamento volutamente spiazzante, che mette in scena l’idea condivisa – seppur da prospettive lontanissime – di un’arte capace di abitare il quotidiano e di fondere passato e futuro.

A trentacinque anni dall’ultima grande retrospettiva milanese, Depero torna in città con un allestimento progettato dallo studio a-fact architecture factory insieme a LightScene Studio, pensato per valorizzare la dimensione spazio-temporale delle opere all’interno di un contesto domestico dalla forte identità.

La mostra si arricchisce di interventi sonori firmati da Gaetano Cappa dell’Istituto Barlumen, che amplificano la componente polisensoriale e richiamano la centralità del suono nell’universo deperiano.
Accanto all’esposizione, il Museo propone anche l’“aperitivo futurista” del Vi Bi Bar Depero. Cinque serate, da febbraio a luglio, che trasformano le sale in un raffinato bar d’epoca, tra jazz dal vivo, luci soffuse e atmosfere che rievocano il celebre locale bolzanino creato dall’artista.

«Negli anni Cinquanta Depero si confronta con un edificio storico, oggi Casa d’Arte Futurista», ricorda la presidente del Museo, Camilla Bagatti Valsecchi. «Integra il linguaggio contemporaneo in un contesto antico, immaginando un luogo in cui architettura e creazione coincidono. Anche la nostra casa museo nasce dal desiderio di tenere insieme tempi differenti».

Per la curatrice Nicoletta Boschiero, la mostra invita a ripensare l’eredità del Futurismo oltre la sua fine convenzionale. «Dinamismo, fiducia nel progresso, rottura con la tradizione si trasformano nell’opera di Depero, che negli anni Quaranta guarda al passato e alla conservazione della memoria».




