L’esperienza dell’Autolavaggio Simply apre una nuova strada nella gestione biologica dei reflui. Le analisi evidenziano valori particolarmente contenuti per idrocarburi, composti aromatici, IPA e PFAS

Di: Enrico Barichella

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A Marostica, nel Vicentino, un’azienda di autolavaggi ha scelto di affrontare uno dei problemi più complessi di questa attività, adottando un approccio decisamente diverso da quello tradizionale.
Stiamo parlando dell’esperienza dell’Autolavaggio Simply, il cui titolare Giampietro Dalla Pellegrina, piccolo imprenditore del settore, nello sviluppo del percorso promosso da REGENERA EARTH, rappresenta il primo operatore italiano ad aver creduto concretamente nell’applicazione di un protocollo basato sui microrganismi nella gestione biologica dei reflui dell’autolavaggio.


Una scelta pionieristica, concepita prima ancora che esistesse un progetto strutturato come EMission Zero e che oggi assume un interesse particolare alla luce delle analisi di laboratorio effettuate nel corso degli anni.
Il confronto parte da una caratterizzazione del 2024. Il rapporto di prova di Alchimica rilevava, tra gli altri parametri, un COD di 352 mg/l e idrocarburi C10-C40 inferiori a 100 mg/l. Anche numerosi metalli, solventi organici e composti clorurati risultavano inferiori ai limiti di quantificazione indicati dal laboratorio.


Due anni dopo arriva una caratterizzazione molto più ampia, realizzata da Vallortigara su un campione prelevato il 3 giugno 2026. Ed è proprio qui che emergono alcuni dei dati più interessanti relativi all’intera esperienza.
Gli idrocarburi C10-C40 si rivelano inferiori a 20 mg/kg, mentre nel 2024 erano inferiori a 100 mg/l. Anche gli idrocarburi alifatici C5-C8 diminuiscono a 5 mg/kg e numerosi composti aromatici risultano minori di 1 mg/kg.


Ancora più significativo è il quadro relativo agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA): l’intera serie analizzata, comprendente sostanze come fluorene, fenantrene, antracene, pirene e altri composti, presenta valori inferiori a 1 mg/kg.
Il laboratorio ha inoltre ricercato una vasta gamma di PFAS, tra cui PFOS, PFOA, PFBA, PFBS, PFHxA, PFHxS, PFNA e altri composti fluorurati. I risultati sono tutti più bassi rispetto ai rispettivi limiti di quantificazione: PFOS <60 ng/l, mentre numerosi altri PFAS risultano <100 ng/l. Anche le somme dei PFAS analizzate risultano inferiori a 100 ng/l.


Siamo in presenza di un quadro analitico particolarmente interessante, soprattutto considerando la natura del refluo prodotto da un autolavaggio.
Non tutti i parametri, però, raccontano la stessa storia. Il COD, pari a 1.650 mg/l nel campione del 2026, rappresenta oggi l’elemento sul quale intervenire ulteriormente. Proprio per questo è già previsto un ulteriore sviluppo del protocollo attraverso l’impiego della zeolite, con l’obiettivo di ridurre il carico organico residuo.


La forza dell’esperienza di questa piccola impresa sta proprio nell’aver accettato di affidarsi ai riscontri oggettivi rivenienti dalle analisi, senza nascondere ciò che ancora deve essere migliorato.


L’ autolavaggio è diventato così un laboratorio reale nel quale osservare cosa può accadere quando un processo biologico viene applicato direttamente alla gestione dei reflui e successivamente verificato attraverso analisi di laboratorio.


Non una promessa, dunque, ma un percorso reale fatto di applicazione, monitoraggio e dati.
Ed è proprio da questa esperienza concreta di Marostica che nasce oggi una prospettiva più ampia: trasformare il caso Simply in una base di partenza per studiare, con Università e laboratori di ricerca, protocolli replicabili nella gestione biologica dei reflui degli autolavaggi.


Il signor Dalla Pellegrina ha avuto il coraggio di intraprendere questa iniziativa quando ancora non esisteva un modello di riferimento. Oggi quei primi passi hanno lasciato una traccia nei dati ed il prototipo operativo è diventato lui. L’ambiente e tutte le persone sensibili alla sua salvaguardia sentitamente ringraziano.