Dal 4 al 25 ottobre 2026, l’esposizione celebra gli 800 anni dalla morte del Santo e i vent’anni di attività del sodalizio di Cerea
L’Associazione Culturale Eureka di Cerea taglia il traguardo dei vent’anni di attività sul territorio e, per celebrare questo importante anniversario, firma un evento di profondo spessore culturale e spirituale. Dal 4 al 25 ottobre 2026, il paese ospiterà la mostra “SAN FRANCESCO. IL SANTO DI UN CANTICO SEMPRE NUOVO”, un appuntamento di rilievo che si inserisce nelle celebrazioni globali per gli 800 anni dalla morte del Poverello d’Assisi.
L’esposizione, nata dal desiderio di documentare l’intramontabile vicenda umana e spirituale di San Francesco, propone un approccio del tutto originale. Non si tratta infatti di un semplice percorso cronologico, ma di un vero e proprio viaggio visivo e letterario attraverso i secoli, guidato dagli occhi di chi, da quella vita, è rimasto folgorato.
L’arte e le parole: un dialogo senza tempo
Il percorso espositivo si snoda attraverso la bellezza dell’arte e della parola. I visitatori saranno accompagnati dalle opere di grandi artisti che, nel corso della storia, hanno impresso su tela e materia l’originalità di questo testimone radicale del Vangelo.
Ad affiancare le immagini ci saranno i testi. Accanto alle parole dello stesso Francesco, la mostra raccoglie i più bei passaggi dedicati al Santo da giganti della letteratura e del pensiero di ogni epoca: dalle prime biografie di Tommaso da Celano al genio di Dante Alighieri, dal paradosso di Chesterton fino alla sensibilità dei contemporanei come Christian Bobin, Davide Rondoni e Papa Benedetto XVI.
Un messaggio vivo per l’uomo contemporaneo
L’obiettivo di “Eureka” è dimostrare come Francesco non sia un’icona polverosa del passato, ma un uomo straordinariamente vivo. Immerso nelle fatiche e nelle contraddizioni del suo tempo, il Santo d’Assisi parla ancora con forza alle donne e agli uomini di oggi, indicando nel messaggio cristiano il terreno fertile per una vita rinnovata.
La mostra diventa così un’occasione per riscoprire quel profondo desiderio di Infinito che abita il cuore umano. Come ricordava Benedetto XVI, «le cose finite possono dare barlumi di gioia, ma solo l’Infinito può riempire il cuore». E la vita di Francesco ne è la testimonianza più limpida.




