Presentato in anteprima, “Mustang” arriverà nelle sale il 23, 24 e 25 novembre. Un viaggio in cui la sofferenza sembra aver liberato qualcosa di prezioso: la capacità di trasformare il dolore in memoria, consapevolezza e nuova vita.
Di: Elisa Cocco
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In “Mustang”, Kasia Smutniak torna in una terra che ha segnato profondamente la sua storia personale. Il documentario, girato insieme alla figlia Sophie Taricone, intreccia le immagini del viaggio con alcuni filmati d’archivio realizzati da Pietro Taricone attraverso una vecchia videocamera. Il passato entra così nel presente, dando vita a un dialogo tra generazioni, ricordi e affetti.
La presenza di Sophie rende il racconto ancora più intimo: madre e figlia condividono un’esperienza che permette di avvicinarsi a una parte della loro storia familiare. Non è soltanto un modo per conservare ciò che è stato, ma per continuare a sentirne la presenza, trasformando i ricordi in qualcosa che può ancora accompagnarle.
Ghami Solar School
Il legame di Smutniak con il Mustang va ben oltre il racconto cinematografico. La sua passione per questa terra e per le persone che la abitano si è trasformata in un impegno concreto con la realizzazione della Ghami Solar School, una scuola costruita nel villaggio di Ghami, nel cuore del Mustang. Il progetto nasce dal desiderio di offrire ai bambini della comunità la possibilità di ricevere un’istruzione senza dover abbandonare il proprio territorio, preservando al tempo stesso la cultura e le tradizioni locali. Non si tratta soltanto di costruire un edificio, ma di contribuire a creare opportunità, autonomia e nuove prospettive per le generazioni future.

L’incontro con il buddismo e gli insegnamenti del Dharma
Alla presentazione in anteprima del 2 novembre, nella sala del cinema Multiastra, nel quartiere Arcella di Padova, era presente anche Khandro Tseringma Rinpoche, insegnante di Dharma, che trasmette gli insegnamenti del Buddha. La sua presenza ha arricchito la proiezione di una dimensione spirituale, offrendo al pubblico uno sguardo diverso sul rapporto tra sofferenza e felicità.

Nella filosofia buddista, la sofferenza è una componente inevitabile dell’esistenza e comprenderla significa anche interrogarsi sull’attaccamento, sulla perdita e sulla natura transitoria delle emozioni. Il principio dell’impermanenza insegna che nulla rimane immutato: nemmeno il dolore è destinato a durare per sempre. Durante il suo intervento, Khandro Tseringma Rinpoche ha invitato proprio a riflettere sulle ragioni delle nostre emozioni, ricordando quanto sia importante comprendere la sofferenza per riconoscere anche il valore della felicità.
Una visione diversa dell’esistenza
Gli insegnamenti buddisti, trasmessi da Khandro Tseringma Rinpoche, restituiscono una concezione dell’esistenza lontana da quella occidentale. Al centro non c’è l’individuo con il suo bisogno di possedere, affermarsi e controllare ciò che lo circonda, ma una visione più ampia, in cui ogni essere è legato agli altri e nulla esiste in maniera completamente indipendente.
Il principio dell’impermanenza invita a riconoscere che tutto cambia, mentre la compassione diventa una forma di attenzione verso ogni forma di vita. È una prospettiva che richiama alcune grandi domande della filosofia: il rapporto tra individuo e collettività, il significato dell’identità e il nostro posto nel mondo.
Anche il pensiero di Eraclito, con la sua idea di un’esistenza in continuo divenire, si avvicina a questa riflessione. Due visioni che, pur partendo da tradizioni differenti, invitano a superare l’idea di una realtà immobile e a considerare la vita come una continua relazione tra ciò che siamo e ciò che ci circonda.
Nulla finisce davvero, tutto si trasforma
Una leggenda locale del Mustang sembra racchiudere il senso dell’intero documentario: “Nulla finisce per davvero, ma si trasforma”.
È forse questa la chiave attraverso cui leggere l’opera di Smutniak: un film che non cerca risposte definitive, ma invita a guardare alla memoria e alla vita da una prospettiva diversa.
Perché ciò che abbiamo amato può continuare a esistere anche attraverso ciò che scegliamo di costruire.




