Errori, reazioni e memoria corta: il derby d’Italia riaccende vecchie ipocrisie e nuove tensioni mediatiche

Di: Andrea Panziera

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Le polemiche dopo Inter Juventus di sabato scorso non sono ancora terminate e rischiano di essere reiterate fino al termine del Campionato. Da tifoso interista, ma nel contempo da sportivo non posso esimermi da una premessa, facendo mie le parole di Beppe Marotta pronunciate alcuni giorni fa: “La decisione dell’arbitro La Penna che ha decretato l’espulsione di Kalulu è sbagliata e lo stesso Bastoni, autore della simulazione che ha indotto il direttore di gara a estrarre il secondo cartellino giallo cacciando il bianconero, ha riconosciuto il suo errore”.

Detto ciò, quello che è accaduto dopo, le reazioni scomposte dei dirigenti della Juve e quelle del consueto stuolo di imbecilli via social, con minacce di morte a Bastoni ed alla sua famiglia, rappresentano l’ennesimo, brutale e pericoloso esempio di gogna mediatica, che può pericolosamente sconfinare in atti inconsulti e delinquenziali. Nessuno può dire con cognizione di causa come sarebbe finita la partita se si fosse continuato a giocare in 11 contro 11, anche perché esattamente qualche minuto prima del fattaccio, un doppio palo clamoroso propiziato da una deviazione sotto porta dello stesso Bastoni aveva negato il vantaggio dell’Inter. Lo stesso Spalletti ha dichiarato che, un po’ paradossalmente, la Juve ha giocato meglio con un uomo in meno, forse proprio per reazione al torto subito.

Chi oggi tuona contro Bastoni e il suo gesto di esultanza dopo l’espulsione di Kalulu, dovrebbe quantomeno avere l’accortezza di andarsi a rivedere i video di se stesso o dei suoi compagni, protagonisti in passato di episodi analoghi. I vari Chiellini, Del Piero e molti altri ex calciatori, ma nel mazzo mettiamoci pure tanti giocatori tuttora in attività, prima di parlare avrebbero il dovere di farsi un serio e profondo esame di coscienza. Immagini inequivocabili, anche recentissime, li sbugiardano senza attenuanti di sorta. Simulazioni di cadute in area plateali, falli reclamati senza essere stati neanche sfiorati, accentuazioni dell’intensità nel contatto con l’avversario al solo scopo di ingannare ‘arbitro.

Se qualcuno raccogliesse i video che documentano questi inganni, ne verrebbe fuori un film di ore. Proprio Marotta, che fino al 2018 è stato top manager juventino e quindi conosce bene l’ambiente, ha ricordato la sceneggiata del 2021 di Cuadrado, crollato al suolo di schianto proprio contro l’Inter dopo un inesistente fallo di Perisic, episodio che ha consentito ai bianconeri di vincere l’incontro e di approdare in Champions, portando a casa un introito di 60 milioni di euro.

In conclusione, se si vuole commentare con onestà intellettuale una partita di calcio, o ricoprire un ruolo di dirigente oppure allenare una qualsiasi squadra, sarebbe forse il caso di guardarsi in via preventiva allo specchio, per accertarsi di non indossare ancora i panni del fariseo ipocrita di un tempo. Atteggiarsi a difensori dell’etica sportiva lanciando pietre è lecito solo se si è senza peccato, ma di anime immacolate sul palcoscenico pallonaro se ne contano invero molto poche.

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