Portare il museo fuori dal museo. È la sfida lanciata dalla Galleria Borghese, che sta sperimentando nuove forme di collaborazione con istituzioni culturali in tutta Italia
Di: Maria Mele
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Portare il museo fuori dal museo. È la sfida lanciata dalla Galleria Borghese, che sta sperimentando nuove forme di collaborazione con istituzioni culturali in tutta Italia. Un progetto che affonda le radici nella storia stessa della Villa Borghese, nata nel 1610 per volontà del cardinale Scipione Borghese come un “teatro delle meraviglie”, dove sculture antiche e moderne dialogavano con capolavori rinascimentali e opere contemporanee.

Danza Campestre
ca. 1601/1602
olio su tela
© Galleria Borghese / foto Mauro Coen
Una visione sorprendentemente moderna, sintetizzata dall’epigrafe all’ingresso della villa che invita il visitatore a muoversi liberamente e a cercare ciò che ama. La collezione, arricchita nei secoli e acquisita dallo Stato nel 1902, è oggi considerata un unicum nel panorama internazionale: un modello di collezionismo barocco in cui arte antica, moderna e architettura si fondono in un’esperienza unica.

Ritratto di Uomo
1502/1504
olio su tavola
© Galleria Borghese / foto Mauro Coen
«Scipione Borghese fu il primo grande collezionista con ambizioni europee», ricorda la direttrice Francesca Cappelletti. «Le opere non erano solo belle e rare, ma parte di un insieme pensato per stimolare la conversazione e accrescere il valore culturale della raccolta. Raccontare questa storia fuori dal museo significa attivare conoscenza e riflessione sulle origini del nostro patrimonio».

Autoritratto in età matura
1635/1640 circa
olio su tela
© Galleria Borghese / foto Mauro Coen
Un approccio che ha già trovato applicazione in diverse città. A Modena, con la mostra Il tempo della scrittura alla Galleria BPER; e ora a Cuneo fino al 29 marzo, con La Galleria Borghese: Da Raffaello a Bernini, curata dalla stessa Cappelletti insieme a Ettore Giovanati. «Nell’apparente disordine della collezione di Scipione», osserva Giovanati, «si manifesta una delle più compiute espressioni del collezionismo moderno, fondato sul libero dialogo tra le arti».
La mostra di Cuneo riunisce, inoltre, una selezione di opere raramente esposte, che ripercorrono la parabola del cardinale-collezionista e il suo modo di intendere l’arte come strumento di conoscenza. I dipinti, provenienti da diverse scuole italiane tra Cinquecento e Seicento, illustrano il passaggio dal Rinascimento al Barocco. Tra i capolavori esposti figurano il Ritratto di frate domenicano di Tiziano, Autunno e Primavera di Jacopo Bassano, un Ritratto di uomo attribuito a Raffaello, la Sacra Famiglia di Battista Dossi, la Fuga in Egitto del Cavalier d’Arpino e il Sonno di Gesù di Lavinia Fontana.

Ritratto di frate domenicano (San Domenico)
ca. 1565/1569
olio su tela
© Galleria Borghese / foto Mauro Coen
Non manca una sezione dedicata ai protagonisti del Barocco. Danza campestre di Guido Reni, l’Autoritratto in età matura e la Capra Amaltea di Gian Lorenzo Bernini, testimonianze della sua versatilità tra pittura e scultura.
L’allestimento, progettato per l’ex chiesa di San Francesco, riutilizza strutture espositive già impiegate in precedenti mostre, in linea con l’impegno della Fondazione CRC per la sostenibilità. Il programma è arricchito da visite guidate, laboratori ed eventi che accompagneranno l’esposizione fino a marzo nel complesso monumentale di San Francesco, riaperto nel 2011 dopo un importante intervento di restauro e oggi sede di iniziative culturali.




