Il mercato si trova in una “fase di transizione di ciclo”, un periodo critico in cui le dinamiche che hanno sostenuto il rialzo precedente iniziano a mutare
Di: Fabio Michettoni
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1. Contesto Macroeconomico e Posizionamento del Ciclo di Mercato
Il mercato si trova in una “fase di transizione di ciclo”, un periodo critico in cui le dinamiche che hanno sostenuto il rialzo precedente iniziano a mutare, introducendo nuove opportunità e rischi significativi. L’identificazione corretta di questa fase è cruciale per una gestione strategica del portafoglio, poiché consente di calibrare l’esposizione al rischio, proteggere i guadagni accumulati e posizionarsi in modo vantaggioso per il nuovo regime di mercato emergente.
Attualmente, il mercato azionario statunitense si colloca in una fase definibile come “late bull / early topping”. Sebbene la tendenza rialzista strutturale di lungo periodo rimanga intatto, da inizio dicembre è in atto una correzione di riequilibrio. Questa dinamica vede la persistenza di un bull market di fondo affiancata da segnali di affaticamento e da una rotazione interna che suggerisce un avanzamento verso la fase matura del ciclo.
L’ultima decisione del Federal Open Market Committee (FOMC) del 2025 ha introdotto un ulteriore elemento di complessità. Con un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, la Federal Reserve ha avviato una politica monetaria più accomodante. Questa mossa ha una duplice implicazione: da un lato, le condizioni di liquidità più favorevoli possono prolungare la fase rialzista di fine ciclo; dall’altro, aumentano la fragilità del mercato, un fenomeno tipico di una fase di “late expansion”. La vulnerabilità si concentra sui segmenti growth ad alta valutazione, le cui quotazioni si basano su aspettative di utili a lunga scadenza; qualsiasi shock su tali proiezioni può innescare un violento de-rating.
Questa dinamica macrociclica si manifesta in modo inequivocabile nella crescente divergenza di performance tra i principali indici azionari, che riflette i cambiamenti profondi in atto sotto la superficie del mercato.
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2. Analisi Comparativa degli Indici: Divergenze e Segnali Ciclici
L’analisi comparativa dei principali indici azionari, S&P 500, Nasdaq 100, Dow Jones Industrial Average e Russell 2000, è fondamentale per decifrare la dinamica interna del mercato. Questo approccio permette di identificare con precisione i segmenti che guidano il mercato (leader) e quelli che restano indietro (ritardatari), offrendo segnali chiari sulla salute della tendenza e sulla natura della fase ciclical in corso.
Commento strategico
Dopo il massimo storico in area 6.900 punti, mostra consolidamento con correzioni interne guidate dal settore tecnologico. Guidato dal de-rating del tema Al, l’indice ha subito un drawdown >12% a
dicembre, mostrando una volatilità più elevata. Beneficia della rotazione e
si mantiene vicino ai massimi. Agisce da barometro della rotazione verso la qualità e la visibilità degli utili. Le small cap mostrano forza relativa grazie alle aspettative di tassi più bassi, ma restano sensibili a sorprese macroeconomiche.
L’analisi tecnica rivela una dicotomia cruciale. Il Nasdaq 100 è l’epicentro di una excess correction, un ribasso che ha potenzialmente superato le giustificazioni fondamentali a causa del de-risking sul tema Al. Questa correzione è la manifestazione a livello di indice del brutale de-rating subito dal suo settore più pesante, l’Information Technology.
Al contrario, l’analisi del Dow Jones Industrial Average mostra un quadro neutrale. L’indice si appresta a chiudere il 2025 con un rendimento totale annuo del +13,1% e una volatilità realizzata del 16,9%. Il prezzo attuale di 47.885,97 si posiziona saldamente al di sopra delle medie mobili a 50 giorni (47.160,11) e a 200 giorni (44.219,91), un segnale di forza strutturale.
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Tuttavia, il vero segnale di indebolimento del momentum risiede altrove: dopo aver toccato il massimo storico a 48.874,8 il 12 dicembre, l’indice non è più riuscito a superare tale soglia. Questa incapacità di segnare nuovi massimi è una dinamica tipica di un mercato maturo che perde slancio.
Queste divergenze tra indici non sono un’anomalia tecnica, bensì il sintomo superficiale di un riallineamento tettonico a livello settoriale, il vero motore del mercato odierno.
S&P500
L’S&P 500 chiude il 2025 a 6.773,96 (+15,2% YTD), con volatilità annuale al 18,9% e un massimo storico di 6.920,34 segnato il 29.10.2025. Lo scenario più coerente per il 2026? Fase di rotazione settoriale, meno dipendente dai titoli tech giganti, con possibile pausa del rally e rischio/beneficio più bilanciato.
Rotazione in Atto: Fine del Monopolio Mag-7?
Per l’indice S&P500 potremmo dire “missione compiuta” sul target a 7.000 dopo il record dell’11.12.2025. Dopo tutto, la rotazione dagli iconici Magnificent Seven verso il resto dell’indice (S&P 493) è già iniziata e proseguirà nel 2026. Il peso dei Mag-7 (31,7% della capitalizzazione S&P 500) e multipli ben più elevati (*Price to Sell 7,8 vs 2,5) suggeriscono un rischio di correzione per i big tech, mentre il mercato più ampio potrebbe beneficiare di una ripresa dei flussi e della produttività spinta dall’adozione dell’Al.
* “Price-to-Sales”, ovvero il rapporto tra la capitalizzazione di mercato di una società e il suo fatturato annuale: se una società vale €1 miliardo in Borsa e fattura €500 milioni, il P/S è 2. Questo numero ti dice quanto gli investitori stanno pagando per ogni euro di vendite generate. Un P/S basso può indicare che il titolo è sottovalutato rispetto ai suoi ricavi, ma attenzione: non sempre “basso” è sinonimo di “buono“, perché non tiene conto di margini di profitto o debiti. Un P/S alto spesso segnala aspettative di forte crescita futura (tipico dei titoli tecnologici). Il P/S ha senso solo tra aziende simili, nello stesso settore.
Obiettivi e Rischi: Tracciato il range 2026
Più che concreta la possibilità di oscillazione per l’indice S&P 500 tra 6.500 e 7.500, con upside +9% (7.500) se l’EPS cresce a doppia cifra senza compressione dei multipli, oppure downside -5% (6.500) se si materializza una recessione (probabilità stimata: 25%).
Attenzione: la spesa dei consumatori resta il perno (68% del PIL USA) e non sarebbe compensata dagli investimenti Al in caso di rallentamento.
Hedge consigliato: settori difensivi come healthcare, consumer staples e oro.
Indicatori Tecnici: Rally in via di esaurimento?
1. Prezzo attuale: 6.773,96 (18.12.2025), poco sotto il massimo storico di 6.920,34.
2. Rendimento YTD: +15,2%, con volatilità annuale al 18,9% (calata rispetto al 2024), segnale di
un mercato più stabile ma forse meno esplosivo.
3. Rendimento 1 anno: +15,4%
4. Volatilità realizzata a 90 giorni: 12,6%, in calo, suggerisce meno rischio percepito.
5. Record storico: massimi raggiunti dopo il taglio tassi Fed, ma rally concentrato in pochi giorni.
Cosa Aspettarsi: Consolidamento e Cautela
1. Scenario base: consolidamento sopra quota 6.700, con rotazione verso settori meno costosi e
più difensivi.
2. Rischi principali: correzione Mag-7, volatilità politica (midterm 2026), consumi deboli. 3. Opportunità: produttività Al, sorprese positive dagli utili, minore compressione multipli
rispetto al passato.
Segnali da Monitorare
1. Evoluzione della volatilità: sotto il 13% su base trimestrale, soglia di calma apparente.
2. Flussi settoriali: conferma della rotazione dagli ex-leader.
3. Revisioni sugli utili: se per il 2026 le stime sono stabili o in miglioramento.
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Nasdaq 100
Il momentum del Nasdaq è chiaramente in deterioramento di breve: dicembre è descritto come la peggiore discesa degli ultimi cinque anni per il comparto tech, con forte under-performance rispetto a S&P 500 e Dow, segnalando un’uscita aggressiva da posizioni growth/Al e un passaggio a fase correttiva dopo il rally esplosivo 2025.
La volatilità implicita sul Nasdaq 100 (VXN/VIX Nasdaq) si colloca su livelli mediamente più elevati e ha segnato una salita rispetto a un anno fa (intorno a 20-21 a metà dicembre, +circa 25% su base annua), dopo picchi oltre 30 a novembre, confermando che il segmento tech resta il fulcro del rischio di volatilità del mercato. I flussi di capitale mostrano un chiaro deflusso relativo dalle mega-cap tech e dagli Al leaders, indicando una rotazione strutturale (almeno tattica) piuttosto che semplici prese di profitto tattiche isolate.
Rally Tecnologico: Numeri e Protagonisti
Il Nasdaq 100 si muove vicino ai massimi storici: il top a 26.182,10 segnato il 29.10.2025 dista meno del 4% dai livelli attuali, mentre il minimo a 16.542,20 dell’ultimo anno è ormai lontanissimo. I big tech dominano la scena-NVIDIA ( +32,6% YoY, +27,3% YTD ), AMD (+63,2% YoY, +64,0% YTD), e Micron (+118,0% YoY, +168,7% YTD) superano la crescita dell’indice, trascinando anche i multipli: P/E di settore spesso sopra 30x, segno che il mercato scommette ancora su utili futuri esplosivi.
Forza Strutturale ma Volatilità in Agguato
Cosa ci dice la volatilità realizzata al 18,9%? Siamo su livelli elevati per un indice come il Nasdaq 100: il mercato sconta sia la possibilità di ulteriori rally, sia bruschi storni in caso di sorprese negative su inflazione, tassi o utili. L’indice ha retto bene agli shock-come dimostra la performance positiva nonostante la volatilità—ma l’area compresa tra 25.000 e 26.200 rappresenta una fascia di equilibrio dinamico, dove i trader tendono a monetizzare i guadagni.
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Dow Jones Industrial Average
Il Dow Jones Industrial Average chiude il 2025 a 47.951,85, con un rendimento totale annuo del +13,3% e una volatilità realizzata del 16,8%: numeri solidi, ma senza gli eccessi visti in altri indici USA. Lo scenario tecnico più coerente per il 2026 è quello di un consolidamento sopra i 47.000 punti, con il rischio di correzioni fisiologiche ma senza segnali di iper-riscaldamento strutturale.
Supporto Robusto, Rally Moderato
Il Dow Jones ha toccato il massimo storico a 48.874,8 il 12.12.2025, rafforzando la soglia psicologica dei 48.000 punti come area di resistenza chiave. La media mobile a 200 giorni (44.244,64) resta ben distante dal prezzo attuale, confermando una struttura rialzista ma anche una distanza significativa dai supporti di lungo periodo. Il minimo annuale (36.705,43) segna il vero “pavimento” della tendenza.
Volatilità e Momentum: Segnali di Normalizzazione
Volatilità annuale al 16,8%: sotto la media storica per fasi di rally, indica un mercato meno euforico e più maturo.
Volume giornaliero 521,41 milioni: in linea con la media, senza spike anomali che indichino panico o
euforia.
Media mobile 50 giorni (47.187,11): il prezzo attuale si muove poco sopra questa soglia, suggerendo una possibile fase di consolidamento laterale.
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Trend e Rischi per il 2026
Rendimento totale YTD +12,7%: robusto, ma inferiore al Nasdaq e S&P 500 — il Dow beneficia meno della corsa tech, ma offre maggiore stabilità.
Scenario più coerente: consolidamento tra 47.000 e 49.000, con eventuali pullback fisiologici verso la media 200 giorni (44.000-45.000).
Rischi: rotazione settoriale, correzione sui titoli a maggior peso, eventuali shock macro.
Cosa Monitorare
Livello 48.000–48.900: resistenza critica, breakout o fallimento daranno il segnale direzionale per il
2026.
Media 200 giorni: perdita di questo supporto (44.000) cambierebbe il quadro tecnico.
Volatilità: un ritorno sopra il 20% sarebbe segnale di stress di mercato.
In sintesi: il Dow Jones entra nel 2026 con basi solide, senza eccessi né segnali di bolla. Il rischio maggiore è una correzione fisiologica dopo i massimi storici, non un’inversione strutturale del trend.



