L’arte raffinata e poliedrica di Erté approda al Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci. A Fontanellato, fino al 28 giugno 2026, il complesso ospita la mostra ERTÉ. Lo stile è tutto, curata da Valerio Terraroli e organizzata da Elisa Rizzardi

Di: Maria Mele

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Considerato uno dei massimi interpreti dell’Art Déco, Roman Petrovič Tyrtov — nato a San Pietroburgo nel 1892 — si trasferisce nel 1912 a Parigi per inseguire le sue passioni artistiche. Prima il teatro e la danza, poi il disegno e la pittura. “Arrivai presto alla conclusione che potevo vivere senza la danza, ma non potevo abbandonare la mia passione per la pittura e per il disegno”, ricordava. Nella capitale francese francesizza il suo nome in Romain de Tirtoff, da cui nascerà lo pseudonimo Erté, le iniziali pronunciate alla francese.

La sua carriera, lunga e versatile, lo consacra come uno degli artisti più eleganti e riconoscibili del gusto déco, capace di fondere in un linguaggio unico gli elementi stilistici e decorativi della modernità tra le due guerre.

Il Déco — sintesi della Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes del 1925 — eredita e supera l’Art Nouveau, influenzando arti figurative, architettura e moda tra il 1919 e il 1930 in Europa, e fino al 1940 negli Stati Uniti.

Roland Barthes, nella monografia del 1970 pubblicata da Franco Maria Ricci, scriveva: “La mitologia di Erté è così pura, così piena che non si sa più se egli abbia creato la donna della sua epoca o se l’abbia genialmente captata”.

La mostra propone una rilettura ampia della produzione dell’artista, con un focus sulle opere degli anni Dieci, Venti e Trenta, il periodo più originale e fortunato della sua attività. Oltre 150 i lavori esposti. Tra questi, le 28 opere acquisite da Franco Maria Ricci nel 1970, oggi parte della collezione permanente, affiancate da prestiti di collezionisti italiani e internazionali e dal Victoria and Albert Museum di Londra.

Il percorso espositivo diventa così un viaggio nella memoria di un’epoca breve ma densissima, come sottolinea il curatore Valerio Terraroli. “Il rapido degenerarsi degli equilibri politici europei e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sanciscono la scomparsa definitiva dei valori formali ed estetici del Déco e con essi anche di quel mondo splendido e fiabesco… che Erté ha saputo impersonare sia nella propria vita sia nelle proprie creazioni”.

A completare l’omaggio, tre abiti-scultura in carta realizzati dall’artista Caterina Crepax, ispirati ad altrettanti bozzetti di Erté. Un tributo contemporaneo a un maestro di stile che continua a influenzare l’immaginario artistico di oggi.